Una storia da raccontare

Stranezze del mercato, anche un po’ del calcio-mercato. Il gigante tedesco degli articoli sportivi, Adidas, ha appena scelto l’idolo azzurro Lorenzo Insigne come testimonial: diritti d’immagine ad hoc per il campione del Napoli con tanto di spot girato a Sant’Antimo col rapper Luchè. Da qualche giorno, però, due negozi monomarca di Adidas in centro hanno chiuso: al loro posto, in via Toledo angolo piazza Trieste e Trento e piazza Bovio angolo corso Umberto, apriranno bar e pizzerie. Una volta tanto che un grande brand internazionale aveva inserito Napoli tra le piazze importanti, le serrande si chiudono. Che si colpa del mercato del falso e del parallelo? Concorrenza sleale di fatto per chi deve rispettare le regole di qualità di un marchio.

Napoli, porta del Mediterraneo, si conferma ancora una volta capitale italiana dei diritti umani. Domani 16 maggio l capoluogo partenopeo ospiterà difatti l’unica tappa nella nostra Nazione dello Human Rights Film Tour, organizzato dal Ministero degli Affari Esteri della Confederazione Elvetica, il Festival del Cinema dei Diritti Umani di Ginevra (FIFDH) e l’Alto Commissariato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite (OHCHR).

Il festival itinerante è partito il 10 dicembre del 2017 in Pakistan, e terminerà il 10 dicembre 2018, giorno del 70esimo anniversario dalla firma della Carta, dopo avere attraversato oltre 40 Paesi del Mondo. Come in tutti gli appuntamenti, anche quello napoletano ha come obiettivo “celebrare” la Carta dei Diritti dell’Uomo a 70 anni dalla sua nascita, ma anche fare il punto della situazione sullo stato attuale delle cose, sul senso odierno della Dichiarazione e i suoi valori, riunendo istituzioni, scuole e università, associazioni, attivisti e studenti. L’espressione artistica diventa, così, lo strumento per intraprendere un viaggio profondo nelle emozioni, nelle immaginifiche ribalte e nei desideri di popoli tormentati, alla ricerca di percorsi di rigenerazione sociale, culturale e politica. Nel nome della libertà, della giustizia e della pace.​

Dibattiti, relazioni, interventi e la proiezione del film “Sonita” animeranno la giornata che si articolerà in due sessioni: una prima sessione la mattina, dalle 9.00 alle 13.30, presso l’Aula Pessina dell’Università degli studi di Napoli Federico II, che sarà aperta con i saluti del sindaco di Napoli Luigi de Magistris, del Magnifico rettore dell’Ateneo Gaetano Manfredi, dell’ambasciatore di Svizzera in Italia Giancarlo Kessler e di Maurizio Del Bufalo, coordinatore del Festival del Cinema dei Diritti Umani di Napoli da cui l’input per portare all’ombra del Vesuvio lo Human Rights Film Tour.

Tra gli interventi previsti quelli di Teresa Boccia (dell’Aggi, l’organismo consultivo sulle istanze di genere di UN-Habitat dell’ONU), del direttore UNICEF Italia Paola Rozera, di Veronica Birga (a capo dello Human Rights and Gender Section dello Human Rights Office delle Nazioni Unite) e Riccardo Noury (portavoce italiano di Amnesty International).

Si bissa nel pomeriggio, a partire dalle 15.00, nella Sala del Capitolo del complesso di San Domenico Maggiore , con i saluti dell’Assessore alla Cultura del Comune di Napoli Gaetano Daniele, della delegata del Sindaco alle pari Opportunità Simona Marino e dell’Assessore regionale  alle Politiche giovanili Serena Angioli. Un incontro volto a coinvolgere l’universo della società civile, dell’associazionismo napoletano e delle comunità di migranti sul territorio.

Ogni appuntamento dello Human Rights Film Tour prevede che il dibattito parta dagli spunti offerti da un’opera cinematografica. Per l’appuntamento napoletano, il film scelto dal Festival di Ginevra per accompagnare questa giornata di riflessione è “Sonita” (Iran, 2015, 90 min) di Rokhsareh Ghaem Magham, regista iraniana che sarà presente in sala.

Il film, che sarà proiettato sia la mattina che il pomeriggio, tratta uno degli aspetti più delicati della società islamica: quello dei matrimoni forzati, con l’esame di un caso reale (quello della giovanissima rapper afghana Sonita Alizadeh che a 10 anni fu destinata dalla famiglia ad una unione forzata che seppe sventare componendo una canzone in cui raccontava il suo dramma) e che vedrà a confronto la regista del film con gli esperti presenti.

Verrà portata in scena sui più prestigiosi palcoscenici d’Italia a partire dal prossimo dicembre “MUSICANTI”, un’opera teatrale che supera i confini dell’opera stessa, un musical oltre il musical, un vero e proprio spettacolo con grandi interpreti, coreografie, una storia inedita da raccontare e l’immenso patrimonio musicale del “musicante on the road” per eccellenza, l’indimenticato Pino Daniele. L’11 maggio Piazza Santa Maria La Novanel pieno centro storico di Napoli a due passi da Piazza del Gesù e da piazza Municipio – è diventata un vero e proprio “teatro” invaso da cantanti, ballerini, attori e da tanta musica: un incontro con la città, nel cuore della città, per annunciare il debutto di “MUSICANTI” a Napoli, dal 7 dicembre 2018 al Teatro Palapartenope.

Nulla è stato lasciato al caso per l’esordio ufficiale dello spettacolo, né la città – non poteva che essere il capoluogo partenopeo – né sulla scelta della location: la struttura di Fuorigrotta, infatti, ha visto nascere e crescere il talento di Pino Daniele, nella “sua casa” come amava definirla lui stesso, ha tenuto i suoi primi concerti e anche gli ultimi che lo videro protagonista di memorabili sold out. Il Palapartenope ha rappresentato per la città il luogo dove lasciarsi trasportare ed emozionare dalle canzoni di Pino, ed è qui che il suo pubblico tornerà ad emozionarsi.

La performance spin-off titolata non a caso “Musicanti ’Mmiezzo ’a via” si è svolta nei luoghi di Pino Daniele: un mini-show tra realtà e finzione in cui il coinvolgimento del pubblico è stato diretto e sentito, come solo a Napoli può accadere ancora oggi. L’evento è stato organizzato in collaborazione con il Comune di Napoli, l’Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli e la Municipalità II alla presenza del Sindaco di Napoli Luigi de Magistris, l’Assessore alla Cultura e al Turismo Nino Daniele, il Presidente della Municipalità II Francesco Chirico.

“Musicanti è un’opera prima con una grande “mission”, portare la musica del cantautore napoletano a confrontarsi con un nuovo linguaggio: quello dell’opera teatrale, dichiara il produttore Sergio De Angelis. Questa era un’idea mia e di Pino, di oltre venti anni fa e poi, da tre anni a questa parte, il progetto ha visto finalmente la luce”.

Le ricette sono quelle della tradizione partenopea, la cucina è quella dell’osteria Signora Bettola: a Napoli, nel cuore di Chiaia, si mangiano i piatti tipici e si va a lezione di ragù, genovese, pasta e patate, casatiello e taralli. Giovedì 17 maggio alle 20:30 la presentazione del progetto “Cook-t” rivolto ai turisti, ai napoletani, a tutti gli amanti della cucina campana. Si parte a giugno con lo show cooking di pasta e patate: dimostrazione, assaggio e ricetta con i segreti dello Chef per tutti i partecipanti e poi si prosegue con le cooking class di ragù e di genovese dove si preparano e si mangiano i piatti cucinati. Il ristorante “Signora Bettola” presenta anche il nuovo menù, con i veri piatti della tradizione partenopea, che verranno insegnati agli avventori dell’osteria. Cavalli di battaglia del nuovo ristorante di Gianluca Amoroso e Carmine Di Lorenzo: il ragù e la genovese cotti rigorosamente per dieci ore, la pasta e patate, la parmigiana di melanzane, le “pizzelle” fritte con i pomodori del piennolo e con l’arrivo dell’estate spiccano le caponate, le insalate di polpo, salmone, baccalà e la nuova trippa con il tarallo. Non manca un omaggio alla costiera con gli spaghetti alla Nerano. Le ricette sono quelle antiche, che i ristoratori e lo Chef, dopo studi approfonditi, hanno messo in pratica realizzando piatti succulenti e pregni di tradizione. I dolci: il tiramisù servito nella moka e accompagnato da una tazzina di caffè, la zuppetta e il babà. “Seguiamo la storia della cucina napoletana, che vogliamo conservare e trasmettere con i nostri piatti e anche attraverso queste divertenti lezioni – spiega Gianluca Amoroso – coinvolgendo i napoletani e i turisti, che potranno così ripeterli a casa loro. Regaleremo loro la ricetta del piatto prescelto condita degli ingredienti del nostro territorio”.

Gli sguardi, le espressioni, i gesti dei politici che a volte raccontano e dicono più di un discorso programmatico. E’ questo lo spirito che anima la mostra fotografica ‘Le facce della Terza Repubblica’ inaugurata al PAN di Napoli.

”Le facce – è stato sottolineato durante la presentazione – spiegano più di un discorso programmatico, di un’analisi sociologica o di un editoriale accigliato. Il corpo del politico racconta il suo rapporto diretto col popolo, senza mediazioni. Questa è l’era post-ideologica narrata per immagini”. L’esposizione, organizzata dalla Fondazione Valenzi e Perfetti Sconosciuti, conclude la mostra ‘La Napoli di Maurizio’. Gli scatti realizzati dal fotografo Marco Sales, per l’agenzia di stampa Omninapoli, ritraggono i maggiori leader nazionali e locali nelle rispettive campagne elettorali. Leader immortalati durante un comizio, un evento istituzionale, un incontro con i cittadini. Quindici scatti in cui i politici “parlano” con un gesto, con la mimica facciale, con un cenno che ne identifica il carattere personale e la caratura politica. In primo piano nelle foto i volti di “capipopolo” riconosciuti come Silvio Berlusconi che si rivolge a una ragazzina che lo acclama fuori all’hotel Vesuvio, Matteo Renzi che si copre gli occhi durante una tappa del tour elettorale a Napoli, Luigi di Maio che bacia la teca del sangue di San Gennaro, ma anche il sindaco di Napoli Luigi de Magistris che festeggia il suo secondo mandato. La mostra è stata illustrata dal critico fotografico dell’Accademia di Belle Arti di Napoli, Luca Sorbo, che ha condotto i presenti lungo una visita guidata narrata. All’inaugurazione anche il sindaco de Magistris.

Raccontare il successo raggiunto da persone disabili con il linguaggio dell’Arte, ma combattere anche il fenomeno del bullismo nei confronti dei piu fragili, attraverso la vicinanza tra ragazzi abili e abili diversamente. Questi gli obiettivi della mostra itinerante, Abili oltre… in Viaggio, allestita nella Stazione Fs Mergellina, a Napoli. L’esposizione presenta 12 progetti grafici realizzati dal Laboratorio integrato di ragazzi, abili e non, del liceo artistico Enzo Rossi di Roma. Jacob Barnet, autistico di 16 anni, che sta conseguendo un master in fisica quantistica presentando un quoziente intellettivo superiore a quello di Einstein; Massimiliano Sechi, campione del mondo di giochi elettronici competitivi, focomelico privo di braccia e gambe; Simona Atzori, priva di braccia dalla nascita, che ha intrapreso con successo l’attivita’ di pittrice e ballerina classica. Sono 3 dei 12 personaggi con disabilita’, diventati famosi in vari campi come lo sport, l’arte, la tecnologia, la cultura, lo spettacolo. “La mostra ha lo scopo di affermare il valore del lavoro per tutti e la necessita’ di ripensare a una produttivita’ economica orientata all’inclusione – ha spiegato il presidente di Abili oltre, Marino D’Angelo”. “L’effetto indotto – continua il presidente – di questa vicinanza con la difficolta’ fa saltare gli schemi del bullismo. Abbiamo riscontrato che questo lavoro è la chiave di volta dal punto di vista dell’educazione per avvicinarsi ad una società che è dell’accoglienza”. Abili Oltre e’ la smart community che, con la FirstSocialLife, Adapt e Ferrovie dello Stato Italiane, ha reso possibile l’evento che a Napoli cbiude il tour dopo Milano, Torino, Roma e Reggio Calabria. Diverse le iniziative legate al progetto, come: l’allestimento di un Help Point per l’orientamento, la consulenza e l’assistenza di Start up Terzo Settore, e il progetto “Abili Oltre… in Azienda”, che prevede successivamente l’installazione della Mostra nelle sedi centrali delle maggiori imprese e aziende nazionali ed internazionali, operanti con il coinvolgimento di manager, lavoratori, stakeholder interni e esterni in un percorso di sensibilizzazione per la formazione del disabilty management. Tra i presenti, Giulio Romani, presidente First Cils.

Come guadagnare con il turismo a Napoli? Facendo pagare gli ingressi alle tante meraviglie nostrane. Castel dell’Ovo, per esempio, prevede un ingresso gratuito. E se i suoi cannoni sparassero un euro a visitatore quanto tornerebbe alla città? Va considerato che il Castello è ancora di proprietà del Demanio quindi dello Stato centrale e il Comune paga un canone di locazione per la concessione. Nel corso dei secoli, il luogo ha avuto diverse destinazioni: convento, residenza reale fortificata, prigione, fino a Castello così come appare oggi, realizzato durante il vicereame spagnolo dal 1503 fino al 1700. Se fosse un piccolo “tesoro” per la città? Quelle stanze, le celle, le scale, la terrazza: le regaliamo. Come siamo buoni. O fessi.

 

Prima di raccontarvi dei napoletani emigrati a Milano bisognerebbe raccontare dell’emigrazione e di tutti i suoi perché. Quella nuova. Quella dei trolley che hanno sostituito nell’ultimo decennio i cappotti, le borse di pelle, le valigie di cartone e i monolocali abitati da 7 persone negli anni ’50 e ’60.
C’era la nebbia ai tempi delle valigie di cartone e forse pure ai tempi dell’immigrazione col cappotto, quella dei laureati in economia che  venivano a fare il master alla Bocconi e che trovavano lavoro nel settore finanz iario, quelli che a Napoli non stavano male ma che cercavano qualcosa di meglio.
Ora la nebbia non c’è più, almeno in città, perché hanno coperto i fiumi e perché l’urbanizzazione ha modificato il clima cittadino. Le nebbie sono diventate più dense al Sud dove, finito un altro fiume, quello di denaro proveniente dall’Europa e speso malissimo dalle Regioni, in tanti hanno deciso di fuggire. Il fenomeno migratorio verso Londra è storia nota. Tra le mete più ambite restando in territorio nazionale c’è ovviamente Milano.

 

La prospettiva di cercare fortuna come “migrante non straniero” è troppo allettante. Inoltre la nuova emigrazione non è fatta solo di ragazzi giovanissimi o comunque under 25, quelli che per esempio cercano lavoro nei bar di Londra o nei ristoranti di Tenerife, ma anche e soprattutto da trentenni che subiscono di più il fascino di una città molto particolare. Una città dove, nell’immaginario collettivo, il lavoro paga, il merito anche, dove si può lavorare e ci si può pure divertire.
In realtà ci sono immaginari collettivi discordi. Quando nel 2013 iniziai il mio primo periodo milanese, un conoscente mi disse con sguardo sbigottito: “Vuoi andare lì? Ma lì si fatica solo”. Chiuso quel periodo dopo pochi mesi, tornai a lavorare in Campania e dopo un anno ancora ripensai alle parole del mio conoscente avellinese. Non ci fu più occasione di rispondergli: “A Milano si fatica solo? Qui si fatica solo!!!” Qui – o per me, ormai, lì – al Sud dove il lavoro è considerato un privilegio tanto grande da configurare lo scenario “siccome ti pago devi lavorare sempre, non ci sono orari, né turni, né diritti”.
A chi di voi non è capitato? Succede in tutti i settori o quasi. Ecco il perché di una immigrazione variegata e trasversale. Un’immigrazione frutto di una considerazione di stampo inglese in lingua francese, una di quelle considerazioni che vengono fuori dallo sguardo rivolto ai piatti della bilancia e dal pensiero rivolto a chi ti dà lavoro facendotelo poi scontare caro e amaro tra illusioni, prediche e progetti: “Ma nun ce scassate ‘o cazz!” (Dario De Simone)

Affollano via Marina con i loro autobus, carichi, stracolmi. Di domenica o nei giorni festivi. Sono i pugliesi, turisti specializzati nel mordi e fuggi: mordi le bellezze di Napoli in poche ore, fuggi poi a Bari, Brindisi e Lecce. Bravi i tour-operator locali che vendono migliaia di questi pacchetti verso Napoli e dintorni. Tutto bello, sono amici del Sud, sono la California d’Italia. Ma una domanda sorge spontanea: perché i pugliesi si limitano a trascorrere qui poche ore mentre noi andiamo in Puglia per almeno una settimana spendendo cifre ben superiori a quelle che incassiamo grazie alla loro presenza estemporanea? Perché lì si va a passare l’estate, si direbbe. Vero, allora c’è qualcosa che non va.

Domenica 6 maggio (con appuntamento in piazza Dante alle ore 11.00), NarteA presenta Facimmoce ‘a croce: Napoli e i suoi Altarini, itinerario teatralizzato che coniuga il percorso turistico alla pièceteatrale, mostrando la storia e l’evoluzione delle edicole votive, definite in gergo altarini. Questi tabernacoli sono espressione del culto popolare e di riconoscenza nei confronti di santi e madonne, ma pure di fede e idolatrie pagane per calciatori e cantori di quartiere.

Scritto e diretto da Febo Quercia, l’itinerario teatralizzato vede in scena Sergio Del Prete e Valeria Frallicciardi, che alterneranno le loro performance alla spiegazione della guida, conducendo il pubblico nei quartieri del centro storico di Napoli alla scoperta di quei piccoli templi, semplici luoghi di culto, dove sono sedimentate le radici antropologiche del popolo partenopeo.

Riprendendo un’espressione comune, Facimmoce ‘a croce, l’itinerario vuole essere esplicativo di quei particolari elementi di arredo urbano, presenti a Napoli già dalla seconda metà del XVI secolo, che sono ormai diventati parte integrante del tessuto abitativo, soprattutto dell’area di fondazione greco-romana: «Questa visita – spiega l’autore e regista Febo Quercia – vuole evidenziare come le edicole votive siano il segno di una tradizione e di usi ormai scomparsi, tracce di un passato storico, artistico, e religioso. Divenute ormai parti integranti del contesto cittadino, che valorizza i vicoli della nostra città, questi altarini rappresentano il bisogno che il popolo napoletano ha sempre avuto di vedere e sentire una presenza superiore a cui chiedere aiuto e protezione”».

Capodanno Cinese a Napoli 2020 Noleggio stampanti, Noleggio fotocopiatrici, Stampanti Napoli, Fotocopiatrici Napoli News Italia