Una storia da raccontare

Il nome “Habitué” esprime bene l’ambizione di un nuovo ristorante, che promette di portare a Nola piatti ricercati, vini pregiati, avvolti da un’atmosfera retrò. Nel centro storico, in un palazzo settecentesco vicino Piazza Duomo apre un elegante locale dove il design e la cucina raffinata aspirano a farlo diventare un nuovo punto di riferimento cittadino e non solo: “Habitué” appunto. Il progetto ispirato ai salotti parigini, è stato ideato da Fabio Coppola, Giuseppe Vetrano e Vincenzo Cangemi.

Alta cucina, crudi, ostriche. C’è grande tecnica e grande ricerca nei piatti ideati dallo Chef Raffaele Dell’Aria. Trent’anni, riconosciuto fuoriclasse, originario di Quarto, in cucina sotto il suo occhio vigile: Francesco Angri, Giuseppe Gargiulo Antonio Pedana. Al centro di tutto: le materie prime, per una cucina corale di altissimo livello, che parte dall’Italia per arrivare in Francia e in Giappone.

Alcuni piatti in menù: il battuto di manzo con foie gras, gel di agrumi e mayonese di senape, gli gnocchi con salsa di peperoncini verdi, crudo di gamberi rossi, aglio nero di Voghiera, gli spaghettoni alla Nerano con sashimi di capasanta, il petto d’anatra con marmellata di kumquat, cipollotto nocerino alla griglia e asparagi croccanti, il tiramisù rivisitato con choco ball al cioccolato fondente, crumble al savoiardo, spuma al marsala, caffè espresso.

L’obiettivo è portare nel cuore di Nola una nuova ristorazione che non c’è, di respiro internazionale e con incursioni mai scontate: trecento etichette per una cantina doc con i migliori vini del mondo, altissima gastronomia, serate speciali con ostriche, crudi e champagne.

Questo ambizioso progetto trova spazio in un appartamento di un antico palazzo nobiliare del ‘700, dove si respira un’atmosfera chic da salotto parigino. Dal design degli interni al concept di cucina, la trasformazione architettonica realizzata da Studio Archo ha saputo coniugare perfettamente antico e moderno, conferendo razionalità distributiva e visiva.

Il 5 Giugno l’Embassy di Napoli ospiterà l’ultimo appuntamento del ciclo di incontri legato all’arte organizzato da InsideArt. L’IQOS Artime vedrà come ospite d’eccezione il pittore e scultore italiano Oliviero Rainaldi, uno dei massimi esponenti contemporanei nazionali ed internazionali di scultura. La serata sarà un excursus tra le sue opere partendo dal ben più celebre Caravaggio, questo per confrontare classico e contemporaneo e creare un sillogismo con IQOS. L’artista sarà presente dal vivo e sarà il perno del talk. Tra le opere che hanno reso celebre in Italia Rainaldi abbiamo la statua di Papa Giovanni in piazzale dei Cinquecento a Roma (fuori Stazione Termini).

Un luogo accogliente e luminoso, una brace a vista da cui si alza un profumo di arrosto indescrivibile, una
qualità elevata delle carni scelte. Tutto questo è la MacelleGria di via Formisano a Fuorigrotta, ristorante/braceria/macelleria dichiaratamente ispirata alla tradizione pugliese, dove si incontrano gusto e tradizione. A cinque anni dalla sua apertura, questo locale particolare mantiene elevati gli standard di qualità puntando su carni selezionate che nella sezione macelleria possono essere acquistate e cucinate a casa oppure possono essere gustate in loco la sera o a pranzo il giovedì e il sabato, cucinate dalle sapienti mani dei grigliatori della MacelleGria. A dare forma alle bombette pugliesi, declinate in quattro varianti, è la
carne di maiali allevati allo stato brado.

Tutte buone, dalla classica al formaggio alla “siciliana”, con una fine panatura che ne conserva la morbidezza della carne rendendola succosa, ma le vere rivelazioni di gusto sono le due campane. La prima è ai friarielli, che in questo periodo è più difficile trovare perché qui si usano solo prodotti di stagione, e l’altra, probabilmente la più buona di tutte, è al limone: il gusto della scorzetta fresca sposa la carne in un connubio veramente interessante, in cui la freschezza del limone esalta la bontà della carne. Per gli amanti del crudo ci sono due tartare da non perdere: una mediterranea con capperi, olive e acciughe, l’altra siciliana appoggiata su spicchi d’arancia pelati a vivo: una bontà assoluta in cui si
sente tutto il gusto della carne di Podolica allevata allo stato brado.

 

Una carne che viene da allevamenti storicamente localizzati tra Campania e Basilicata e mai apprezzata fino in fondo, eppure era la carne della
Corte di Borbone, che va lavorata a dovere per dare il meglio di sé. E infatti la Podolica che viene messa sulla brace della MacelleGria viene da 120 giorni di frollatura ed è la regina incontrastata della griglia.
L’unica carne straniera usata in braceria è la rubia gallega, la deliziosa carne galiziana che viene da vacche tenute libere al pascolo e coccolate fino ad età avanzata, il che conferisce alla loro carne quelle striature di grasso “adulto” che con una lunga frollatura regalano un sapore indimenticabile. Il menù della MacelleGria prevede solo secondi piatti della tradizione napoletana: genovese, polpette e soffritto, di quella pugliese con le già citate bombette, di quella siciliana di cui è fortemente consigliato l’assaggio della cosiddetta
“carne appanata”, una fettina passata in una panatura leggera, senza uovo, e poi cotta alla brace. Ci sono poi gli hamburger a punta di coltello, classici o “borbonici” cioè con stracciata di mozzarella, pesto e pomodorini, e per finire i ‘classici della brace’: fiorentine, costate e entrecote. Per finire, un buon dolce
fatto in casa non ce lo toglie nessuno! Come in tutte le cose che hanno una buona riuscita, il segreto è la passione e in questo progetto Donatella Bova, padrona di casa della Macellegria, ce ne ha messa tanta. Donatella faceva tutt’altro nella vita, lavorava come grafico e poi, cinque anni fa, ha voluto scommettere e
mettere su quest’attività che ha raggiunto ottimi risultati sia dal punti di vista delle presenze che dal punto
di vista della qualità dei prodotti offerti. (Claudia Sparavigna)

“Mastella deve morire, Mattarella è un corrotto”, sono questi gli hashtag vocali lanciati alla folla di Piazza Tieste e Trento di un caldo martedì pomeriggio di fine maggio.
18-65+, scriverebbe Facebook, è l’età dei militanti grillini che a ritmo di “Onestà!”, “il Mio Voto Conta” e “Luigi-Luigi” attraversano, tricolori alla mano, via Toledo per giungere in Largo Berlinguer dove è atteso il capo popolo Luigi (Di Maio, non de Magistris).
La nostra scorta saranno i cittadini, diceva. Impossibile pensare di avere come scorta centinaia di persone che switchano tra Live Facebook e Selfie panoramico in base al momento più opportuno.
Tv nazionali ed estere, agenzie e fotoreporter lo bloccano per qualche minuto, il tempo di correggere il tiro sulle dichiarazioni di impeachment al Presidente Mattarella e via sul palco.“In questi 80 giorni ci siamo seduti al tavolo per scrivere un contratto per un Governo del Cambiamento. In quel contratto c’ è la pensione di cittadinanza, il reddito di cittadinanza, l’abolizione della buona scuola, l’eliminazione della Fornero”.
E ancora: “Meritocrazia della sanità, mai più manager nominati dalla politica”.
Poi passa ad analizzare gli ultimi giorni, scuro in volto e arrabbiato dice che “Non abbiamo preso 11mln di voti per fare un governo tecnico. Tutti volevano parlare delle poltrone,  ma noi abbiamo scritto nero su bianco le cose da fare per gli italiani. Avevamo ottenuto tanto, avevamo tutti i nomi (dei ministri).”

Scroscianti applausi, dal borghese che ha preso la funicolare “a scendere” e da chi è sceso comunque in via Toledo, ma dai Quartieri Spagnoli.
L’eterogeneità della piazza si traduce in un comizio che non parla ad una sola parte di città, ma a tutto il popolo. I toni si alzano appena si tocca l’argomento Savona. Nel passaggio sull’ipotesi di altri nomi fatti al Quirinale stavolta non conferma le parole fatte a Barbara D’Urso e specifica: “Il punto non era Savona, ma tutti quelli come lui (che hanno posizioni critiche sull’Europa)”.

Non c’è persona che non abbia uno smartphone in mano con un video o Live Facebook, anche chi non ne è capace chiede al vicino di sanpietrino: “Scusa, sai come si fa la diretta?”.
La disintermediazione tocca tutti, dalla ragazzina in pantaloncini corti, verosimilmente non ancora diciottenne, alla madre sul retropalco con un neonato in braccio, alla nonna con annesso cagnolino affannato al guinzaglio.

Luigi continua: “Per la mia terra avevo chiesto il Ministero del Lavoro e avevo in mente già due provvedimenti: il salario minimo legale e un meccanismo che non permette alle aziende che ricevono investimenti statali di prendere i soldi e scappare via”

E non appena da uno spicchio della platea si alza forte la voce “Voto – Voto”, Di Maio lancia un messaggio inequivocabile al Quirinale: “Una maggioranza c è in Parlamento. Fatelo partire il governo. Se si vuole risolvere questa crisi si faccia partire un governo che ha già un programma chiaro. “

Sono oramai passate le 8 di sera e ad ogni argomento toccato dal capo-popolo grillino, stavolta clamorosamente senza cravatta, la piazza risponde in accordo sinfonico: “La tutela del risparmio si faceva senza approvare i decreti sulle banche – Onestà, Onestà” – “La bandiera dell’Italia è il nostro simbolo, la sovranità appartiene al popolo, non tedesco – Italia, Italia”

La chiosa finale non può che essere sul dietrofront-piroetta compiuto dallo stesso Di Maio chiedendo la messa in stato d’accusa di Mattarella: “Noi ci siamo come M5S per risolverla questa crisi, l’Italia la vogliamo salvare, non ammazzare”.

Di Maio chiude chiedendo vicinanza: “Statemi e stateci vicini, saranno le piazze ad aiutarci a divulgare le informazioni” e da largo Enrico Berlinguer si innalza un coro con “Luigi, Luigi”, strette di mano, selfie e c’è chi tenta con la forza di entrare nel furgoncino che lo sta portando via.
E’ notte, al calar della luce, solare ed artificiale, la piazza si dissipa.
I Wi-Fi crackati si liberano, si rientra nella bolla digitale. I cori fanno eco negli smartphone di chi si rivede. Lì vicino restano i fedelissimi ancora per un po’, ma Luigi Di Maio è già in auto, è già alla prossima stories.

(Marco Sales)

Un moderno volto blu con un cassetto aperto al posto della bocca, una chiave e una lunga lingua, certamente libera da schemi, è il manifesto di CUT, il festival che racconta la poesia in musica e la musica in poesia. Un progetto unico nel suo genere che vede la città di Napoli per 4 giorni contenitore contemporaneo di poesia e musica, due arti che si vanno a mescolare negli 8 appuntamenti che vedono protagonisti nazionali ed internazionali interpretarle.  “CUT, il container di poesia e musica”, si svolgerà a Napoli dal  31 maggio al 3 giugno nelle splendide sale del complesso di San Domenico Maggiore. Quattro giorni scadenzati con doppi appuntamenti tra letture, incontri, concerti, proiezioni,
performance, spettacoli di livello internazionale in un continuo dialogo tra i due linguaggi che condurranno il pubblico ad un confronto e ad un approccio non convenzionale con la poesia. Trenta gli artisti, tra scrittori e musicisti, scrittori prestati alla musica e musicisti prestati alla scrittura.  L’iniziativa è organizzata dalla Fondazione Alfonso Gatto, che opera sul territorio campano spingendo e promuovendo la cultura e le contaminazioni tra queste due
arti, patrimonio del nostro territorio. Ideatore e fondatore della Fondazione e della rassegna Cut è Filippo Trotta. La direzione artistica invece è affidata a Giorgio Sica.

Il pomeriggio del 31 la manifestazione apre la lunga maratona con la poesia,  con un  progetto unico. Undici artisti tra scrittori e musicisti si uniranno creando e presentando in anteprima l’ “Antologia della nuova poesia napoletana”, una raccolta di scritti inediti che daranno vita ad un volume. Questa la squadra: Francesco Di Bella, Carmen Gallo,Guido Maria Grillo, Gianni Montieri, Luca O’ Zulù Persico, Angelo Petrella, Eleonora Rimolo, Dario Sansone, Giorgio Sica, Alessio Sollo, Gianni Valentino.
In serata, nel Refettorio, ad esibirsi saranno poi i Musica Nuda, che per l’occasione
riproporranno alcuni brani tratti dall’album “ Leggera” ispirati dai testi di Italo Calvino, e ad aprire
l’appuntamento musicale sarà la giovane  cantautrice Alessandra Tumolillo.
Il primo giugno sarà la volta di “Incontri di poesia” con Mariano Bàino e Ferdinando Tricarico/Melopoetry Ensemble, due tra gli esponenti più significativi della “corrente” identificabile proprio con l’unione delle due arti, poesia e musica, e il connubio tecnico
metrico con la musica. Alle 21.30 tre i concerti, Francesco Verrone
introdurrà quelli di Sophie Auster, cantautrice e poetessa newyorkese e quello di
Brittany Anjou, la polistrumentista di Seattle che con il suo trio presenterà il progetto di “jazz
irregolare”.

Il 2 giugno in occasione della festa della Repubblica il Festival si arricchirà di più momenti. Uno
celebrativo, fortemente voluto dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Napoli, dal titolo “
Letture in musica per la Festa della Repubblica”. Nel pomeriggio  Milvia Marigliano
leggerà alcuni brani di scrittori che hanno avuto un valore civile molto significativo: Alfonso Gatto,
Pierpaolo Pasolini, Leonardo Sciascia e Enzo Moscato. La lettura sarà accompagnata da momenti
musicali eseguiti da Danilo Rossi, Stefano Bezzicheri.
A seguire, ritornando alla programmazione base del Festival, ad allietare il pubblico saranno i poeti
Gianni Solla e Massimiliano Mazzei per poi lasciare spazio alla musica carioca, con l’attesissimo
concerto, ore 21:30, Sala Refettorio, con Pedro Sa, Luana Carvalho, Domenico Lancellotti. Ad
aprire il concerto Aliante + Andrea Cassese.

Il 3 giugno, giorno conclusivo della rassegna, alle ore 18, sarà proiettato il film “ Gatta
Cenerentola” di Dario Sansone e a seguire alle 21.30, al Refettorio a salire sul palco saranno
Messina Signorile feat. Simona Boo, Zulù + Polina.
CUT è un appuntamento che pone al centro del proprio essere questo continuo dialogo tra i
generi, e non poteva che non svolgersi nella città di Salvatore di Giacomo, Ferdinando Russo e
Libero Bovio, personalità che incarnano perfettamente la complessa complementarità tra poesia e
musica. Il festival nell’analizzare i linguaggi e soprattutto le emozioni vuole essere, infine, un reale
punto di riferimento per la promozione di giovani scrittori e musicisti, grande patrimonio culturale
della città di Napoli e del nostro Paese.

“ CUT – spiega Filippo Trotta, – è il festival che si propone di esplorare ed analizzare i punti di
contatto e le interazioni dinamiche tra musicisti e poeti e tra due generi che da sempre hanno
dialogato ed interagito, proponendo una lettura originale ed innovativa. L’elemento centrale è
sicuramente la poesia e l’idea è quella di portare alla luce il processo creativo che da sempre
anima la reciproca influenza tra musicisti e poeti”.

L’iniziativa è realizzata in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di
Napoli ed è inserita nel “ Maggio dei Monumenti”.

È apparsa più in salute che mai l’alta sartoria meridionale che ha sfilato a “Moda all’Ombra del Vesuvio” il concorso sartoriale per allievi e diplomati di Scuole e Accademie che da diciassette edizioni assegna il Premio “Giovani Talenti della Moda”. Una kermesse presentata da Paola Mercurio e Gianni De Somma, ospitata venerdì 25 maggio al MAV-Museo Archeologico Virtuale di Ercolano. Un appuntamento ormai tradizionale, ideato da Annabella Esposito presidente dell’associazione Piazza di Spagna e grande animatrice di una gara che da anni offre a stilisti emergenti, una vetrina prestigiosa e opportunità concrete: «l’evento va avanti perché è sentito come proprio da tutti quelli vi ruotano intorno» dice. Due le categorie della competizione: “Migliore Scuola”, vinta dal Liceo Carlo Levi di Portici che si è aggiudicato la Maison Valentino e “Giovani Talenti della Moda” nella cui sezione senior si è affermata Claudia D’Andrea, 28 anni romana, laureanda in Scienze della Moda e del Costume all’Università La Sapienza che ha vinto uno stage all’atelier Ferdinand di Ferdinando Borrelli che accoglierà anche Ramona D’Anna dell’Accademia Moda e Design di Maria Mauro vincitrice della sezione juniores, categoria per la quale sono stati premiati anche Gianluca Zumbolo del Liceo Boccioni-Palizzi di Napoli e Giulia Simonetti dell’ISIS Caravaggio di San Gennaro Vesuviano (stage all’atelier delle sorelle Duraccio) istituto nel quale spicca anche Domenico Iovino (stage alla Pinù Couture) e ancora Carla Autino della Double Dea di Marano e Rosa Esposito della Scuola Bassolino di Casoria (stage alla Magia del Cucito di Pina Muti), Paola Rossella Pica del Liceo Munari di Acerra e Marianna Sorrentino del Liceo Nifo di Sessa Aurunca (stage all’atelier di Vincenzo Casapulla) e Francesca Pia Affinito del Liceo di San Leucio di Caserta (stage dallo stilista Alessio Visone). Un riconoscimento straordinario è andato a Loredana Palomba, truccatrice e vice presidente dell’associazione Piazza di Spagna. Partner organizzativo consolidato della manifestazione è la Confartigianato Imprese Napoli, che per il secondo anno ha consegnato il Premio “Ulisse per Arte e Ingegno”, voluto dal presidente Enrico Inferrera per gli imprenditori impegnati a favore del territorio, andato a Stefania Lambiase artista e cofondatrice di Bella Brì, Salvatore Rullo proprietario della Dasir Tech di Casoria, Ciro Veneruso della concessionaria AutoUno e Mauro Limongi referente nazionale dell’Osservatorio per l’Economia del Mare. Infine, Francesco Simone, presidente nazionale di Artigiancassa, ha ricevuto una scultura dei Fratelli Scuotto della Scarabattola: «un omaggio che suggella il percorso innovativo che svolgiamo insieme – dice Inferrera – Un’associazione di categoria non rappresenta solo le imprese, ma anche il territorio e per essere imprenditori nel nostro contesto, è necessario avere un po’ della scaltrezza di Ulisse per resistere alla Maga Circe, o al Polifemo di turno». «Crediamo molto in questo settore e nel sostegno ai piccoli imprenditori» sottolinea il dott. Simone. La rassegna gode del patrocinio istituzionale di Regione Campania, Camera di Commercio di Napoli e Comune di Ercolano e del sostegno di Artigiancassa BNP Paribas, Centrale Garanzia Fidi, Webidoo società di comunicazione digitale, Erima Flying agenzia di viaggi e maison Bella Brì.

Borsa Italiana sceglie Napoli e il Museo e Real Bosco di Capodimonte per la terza edizione di “Rivelazioni – Finance for Fine Arts”, il progetto dedicato alla raccolta di risorse destinate al restauro delle opere presso aziende e operatori appartenenti alla comunità finanziaria nazionale e internazionale. Le prime due edizioni sono state realizzate a Milano alla Pinacoteca di Brera e a Venezia alle Gallerie dell’Accademia.

A presentare questa edizione saranno tra gli altri il Direttore del Museo e Real Bosco di Capodimonte Sylvain Bellenger, l’Amministratore Delegato di Borsa Italiana Raffaele Jerusalmi, la Responsabile del Progetto Valentina Sidoti, l’Advisor per il fundraising e le relazioni con le imprese del Museo di Capodimonte Giovanni Lombardi. nella conferenza stampa che si terrà a Napoli il 6 giugno alle 12 al Museo di Capodimonte.

Attraverso una nuova forma di mecenatismo, favorita anche dall’Art Bonus, i finanziatori che aderiscono al progetto, presenti durante la conferenza stampa nella sala della Culla (I piano), adottano un’opera tra quelle selezionate dal Museo e promosse da Borsa Italiana contribuendo alla loro restituzione a una piena fruibilità da parte del pubblico.

Quest’edizione sarà realizzata grazie all’impegno di aziende campane di ELITE, il programma internazionale  di Borsa Italiana nato nel 2012 in collaborazione con Confindustria dedicato alle imprese ad alto potenziale di crescita.

Sabato 26 maggio alle 12 presso il chiostro grande di Santa Maria La Nova sarà presentata la mostra collettiva dal titolo PONTICELLI  X , ideata e curata da Luca Sorbo e coordinata da Monica Aurino. E’ soprattutto un esperimento di ECOLOGIA VISIVA per vedere e far vedere. Interverranno esponenti delle associazioni di Ponticelli ed autorità del Comune e della Città Metropolitana di Napoli. Gli autori dei reportage sono: Monica Aurino, Maria Cafaro, Marco Cicala, Francesca Paola Cilento, Elisa D’Ambrose, Lidia De Campora, Giovanna Marrazzo, Marco Menduni, Marco Pescosolido. Il progetto grafico è a cura di Francesca Paola Cilento e Maurizio Avati, la responsabile dell’organizzazione è Lidia De Campora.

Martedì 5 giugno alle 16 i nove fotografi presenteranno i loro reportage. Il reportage collettivo di lungo periodo nasce per raccontare la complessità del territorio attraverso la condivisione di esperienze con le associazioni che operano nel quartiere. E’ un progetto di ascolto e attenzione che cerca attraverso la fotografia di far emergere l’identità e le contraddizioni dei luoghi.

Ponticelli è stato comune autonomo  fino al 1936. Un comune ricco, grazie alla straordinaria fertilità del terreno e alla ricchezza di acqua, combinazione questa che consentiva di avere dai 3 ai 5 raccolti l’anno. Poi è divenuto parte di Napoli ed ha avuto una drammatica trasformazione dopo il terremoto del 1980, che ha visto la costruzione di un’edilizia popolare che ha stravolto gli equilibri precedenti, creando molte tensioni e gravi problemi. Molto interessante il centro storico, che trova il suo nucleo identitario nella pregevole Cattedrale ed è documentato dalle tante cartoline d’epoca della collezione dello storico Luigi Verolino, una parte delle quali saranno in mostra.  Durante gli anni del sindaco Maurizio Valenzi è divenuta centro di molte sperimentazioni artistiche che si possono ancora ammirare nella Casa del Popolo.

Il progetto, nato dalle esperienze delle passeggiate consapevoli per conoscere e documentare la città, ha coinvolto  nove fotografi, alcuni di loro alla prima esperienza espositiva, che per un anno hanno provato a conoscere uno degli aspetti del territorio.

La fotografia è un confronto fisico, un incontro\scontro  con la realtà, obbliga l’autore ad indagare a fondo il soggetto della sua rappresentazione, obbliga a svelarne gli inganni ed i luoghi comuni e quindi l’attraversamento del territorio produce sempre risultati interessanti. Quasi tutti i partecipanti ai vari progetti hanno seguito un corso con Luca Sorbo alla Scuola di Cinema e Fotografia Pigrecoemme e, spesso, molte idee sono nate durante le esercitazioni. Questa è una tappa  intermedia di un percorso che dovrebbe avere un rapporto costante con il quartiere. A fine settembre la mostra sarà presentata alla Casa del Popolo di Ponticelli e, poi, a marzo 2019, ci sarà un’ulteriore tappa al PAN in cui sarà presentato anche il libro catalogo, per poi ritornare in modo permanente nel quartiere in una sede che dovrà essere individuata.

Dal 19 al 24 maggio, nel cortile del palazzo Fondazione Real Monte Manso di Scala,  si è tenuta i la mostra fotografica “LAB PROJECT – MODERNE VESTIGIA – POMPEI 2.0”.  Coinvolti dieci fotografi di diversa esperienza e formazione sotto la guida di Mauro Cangemi e Lino Rusciano, riconosciuti artisti dell’arte fotografica partenopea.
Il percorso espositivo ha offerto allo spettatore suggestioni metafisiche e atmosfere oniriche attraverso scatti colti sul lungomare che da Vigliena, nel quartiere San Giovanni di Napoli, conduce a Castellammare di Stabia: fabbriche vinte dalla vegetazione, dimore patrizie scheletrite dall’incuria, come villa d’Elboeuf a Portici, ossature di cemento vivificate da panorami inattesi, in “un lavoro fotografico di fascinazione e comparazione temporale”  come illustra Mauro Cangemi. Obiettivo riportare alla luce, riscoprire, come già accadde per Pompei ed Ercolano, una zona straordinariamente ricca di bellezza, nascosta sotto uno spesso strato di degrado, incuria, abbandono. Una forte denuncia, quindi,   ma anche una sfida artistica e una provocazione culturale, come spiega Lino Rusciano  “che si propone di raccontare il degrado attraverso fotografie che affascinino invece di respingere, per sollecitare la volontà di recupero delle amministrazioni pubbliche”. L’iniziativa, per la sua particolare rilevanza sociale e culturale, é stata ospitata dalla Fondazione  Real Monte Manso di Scala,  antica istituzione napoletana fondata nel 1608 per volere del Marchese di Villa Giovan Battista Manso di Scala. “Siamo particolarmente attenti ai fermenti artistici e culturali della nostra città – spiega il barone Riccardo d’Andria, governatore decano della Fondazione –  in un’ottica di restituzione e rilancio del territorio”.
64 le opere in mostra, suddivise in sottotemi che richiamano aspetti architettonici e culturali della Pompei archeologica, rielaborati in base alla sensibilità e alla curiosità dei partecipanti: Alessandra De Cristofaro, Anna Pane, Francesca Ficca, Francesca Fratta, Francesca Sincero, Ilaria Novelli,  Lucia Mugnolo, Salvatore Lanciano,  Tiziana D’Auria, Umberto Lucarelli.

Arriva domani, in esclusiva su Spotify, “Puortamecute”, il nuovo singolo di Jovine. A un anno dall’uscita dell’ultimo album, la band scopre il fascino della musica soul trap, senza abbandonare il reggae napoletano, chiave di volta del loro percorso artistico. “Puortamecute” è una sperimentazione vocale e melodica ma anche un progetto tutto nuovo, capace di mescolare insieme i linguaggi della musica con quelli della narrativa, delle arti grafiche e dello street reading. In concomitanza con l’uscita del brano, da domani 25 maggio sarà lanciato l’hashtag #Puortamecute e il reminder della data del 1 giugno, quando il videoclip del brano apparirà sul canale Youtube di Jovine. Il progetto #Puortamecute, prodotto da Massimo D’Ambra, si avvale della collaborazione con lo scrittore Luca Delgado che ha curato la narrazione della canzone attraverso le storie di quattro personaggi immerse nelle atmosfere della musica trap.

“Puortamecute” è una dichiarazione d’amore per la città di Napoli ma è anche una preghiera rivolta a chi va via dalla periferia in cui è cresciuto. Il nuovo singolo di Jovine è un racconto, cantato attraverso quattro storie diverse, ciascuna delle quali portatrice di un messaggio. Partendo da Napoli e approdando in luoghi anche molto lontani, le quattro storie propongono una panoramica sul nostro tempo, offrendo spunti per raccontare delle esperienze dell’artista nella sua città, del dramma della Terra dei Fuochi e del disagio giovanile, delle violenze di genere e degli abusi nel mondo dello spettacolo, della migrazione, dell’integrazione e dei diritti di cittadinanza.  Queste quattro storie diventeranno un omaggio di Jovine al popolo napoletano in vista del 1 giugno.

“Il progetto Jovine si è sempre distinto per la sua anima reggae, che noi continuiamo a mantenere, ma adattandoci alle nuove sonorità dei nostri tempi – racconta il cantante e musicista Valerio Jovine –. La sfida che adesso ci sentiamo di cogliere è quella di inserire messaggi forti, come il contrasto alla xenofobia e alle violenze di genere, dentro un nuovo sound. In passato, siamo stati i primi ad inserire il napoletano nel reggae; oggi proviamo a inserire il reggae e il napoletano dentro la trap. Vogliamo rivolgerci soprattutto ai ragazzi che in una città come Napoli difficilmente riescono a identificarsi e far propri determinati valori. E allora, la trap che tanto gli piace finisce per parlare di cose futili, di donne da conquistare, di soldi facili e potere. Nei quartieri popolari sembra non esserci un orizzonte né un percorso da seguire che abbia una strada tracciata. Io vengo da una periferia di Napoli, Pianura, e voglio raccontare ai ragazzi di oggi che si può scrivere un destino diverso da quello delineato dal proprio quartiere ma senza mai abbandonare l’amore per il territorio in cui si vive. Poi c’è il tema del viaggio, c’è la storia dei giovani italiani che tornano ad essere migranti per la precarietà, c’è il racconto di chi muore in Terra dei Fuochi, delle donne che subiscono abusi nel mondo dello spettacolo e degli stranieri-italiani a cui nessuno ha ancora riconosciuto la cittadinanza.  Sullo sfondo, una Napoli vera e bellissima, quella che dovremmo raccontare e portare sempre con noi, ovunque andiamo”.

Consulenza software gestionale Napoli,software gestionali Napoli, software gestionali per ristoranti, sistemi cassa, casse automatiche Ruota dell'Annunziata - Napoli