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Napoli, porta del Mediterraneo, si conferma ancora una volta capitale italiana dei diritti umani. Domani 16 maggio l capoluogo partenopeo ospiterà difatti l’unica tappa nella nostra Nazione dello Human Rights Film Tour, organizzato dal Ministero degli Affari Esteri della Confederazione Elvetica, il Festival del Cinema dei Diritti Umani di Ginevra (FIFDH) e l’Alto Commissariato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite (OHCHR).

Il festival itinerante è partito il 10 dicembre del 2017 in Pakistan, e terminerà il 10 dicembre 2018, giorno del 70esimo anniversario dalla firma della Carta, dopo avere attraversato oltre 40 Paesi del Mondo. Come in tutti gli appuntamenti, anche quello napoletano ha come obiettivo “celebrare” la Carta dei Diritti dell’Uomo a 70 anni dalla sua nascita, ma anche fare il punto della situazione sullo stato attuale delle cose, sul senso odierno della Dichiarazione e i suoi valori, riunendo istituzioni, scuole e università, associazioni, attivisti e studenti. L’espressione artistica diventa, così, lo strumento per intraprendere un viaggio profondo nelle emozioni, nelle immaginifiche ribalte e nei desideri di popoli tormentati, alla ricerca di percorsi di rigenerazione sociale, culturale e politica. Nel nome della libertà, della giustizia e della pace.​

Dibattiti, relazioni, interventi e la proiezione del film “Sonita” animeranno la giornata che si articolerà in due sessioni: una prima sessione la mattina, dalle 9.00 alle 13.30, presso l’Aula Pessina dell’Università degli studi di Napoli Federico II, che sarà aperta con i saluti del sindaco di Napoli Luigi de Magistris, del Magnifico rettore dell’Ateneo Gaetano Manfredi, dell’ambasciatore di Svizzera in Italia Giancarlo Kessler e di Maurizio Del Bufalo, coordinatore del Festival del Cinema dei Diritti Umani di Napoli da cui l’input per portare all’ombra del Vesuvio lo Human Rights Film Tour.

Tra gli interventi previsti quelli di Teresa Boccia (dell’Aggi, l’organismo consultivo sulle istanze di genere di UN-Habitat dell’ONU), del direttore UNICEF Italia Paola Rozera, di Veronica Birga (a capo dello Human Rights and Gender Section dello Human Rights Office delle Nazioni Unite) e Riccardo Noury (portavoce italiano di Amnesty International).

Si bissa nel pomeriggio, a partire dalle 15.00, nella Sala del Capitolo del complesso di San Domenico Maggiore , con i saluti dell’Assessore alla Cultura del Comune di Napoli Gaetano Daniele, della delegata del Sindaco alle pari Opportunità Simona Marino e dell’Assessore regionale  alle Politiche giovanili Serena Angioli. Un incontro volto a coinvolgere l’universo della società civile, dell’associazionismo napoletano e delle comunità di migranti sul territorio.

Ogni appuntamento dello Human Rights Film Tour prevede che il dibattito parta dagli spunti offerti da un’opera cinematografica. Per l’appuntamento napoletano, il film scelto dal Festival di Ginevra per accompagnare questa giornata di riflessione è “Sonita” (Iran, 2015, 90 min) di Rokhsareh Ghaem Magham, regista iraniana che sarà presente in sala.

Il film, che sarà proiettato sia la mattina che il pomeriggio, tratta uno degli aspetti più delicati della società islamica: quello dei matrimoni forzati, con l’esame di un caso reale (quello della giovanissima rapper afghana Sonita Alizadeh che a 10 anni fu destinata dalla famiglia ad una unione forzata che seppe sventare componendo una canzone in cui raccontava il suo dramma) e che vedrà a confronto la regista del film con gli esperti presenti.

Prima di raccontarvi dei napoletani emigrati a Milano bisognerebbe raccontare dell’emigrazione e di tutti i suoi perché. Quella nuova. Quella dei trolley che hanno sostituito nell’ultimo decennio i cappotti, le borse di pelle, le valigie di cartone e i monolocali abitati da 7 persone negli anni ’50 e ’60.
C’era la nebbia ai tempi delle valigie di cartone e forse pure ai tempi dell’immigrazione col cappotto, quella dei laureati in economia che  venivano a fare il master alla Bocconi e che trovavano lavoro nel settore finanz iario, quelli che a Napoli non stavano male ma che cercavano qualcosa di meglio.
Ora la nebbia non c’è più, almeno in città, perché hanno coperto i fiumi e perché l’urbanizzazione ha modificato il clima cittadino. Le nebbie sono diventate più dense al Sud dove, finito un altro fiume, quello di denaro proveniente dall’Europa e speso malissimo dalle Regioni, in tanti hanno deciso di fuggire. Il fenomeno migratorio verso Londra è storia nota. Tra le mete più ambite restando in territorio nazionale c’è ovviamente Milano.

 

La prospettiva di cercare fortuna come “migrante non straniero” è troppo allettante. Inoltre la nuova emigrazione non è fatta solo di ragazzi giovanissimi o comunque under 25, quelli che per esempio cercano lavoro nei bar di Londra o nei ristoranti di Tenerife, ma anche e soprattutto da trentenni che subiscono di più il fascino di una città molto particolare. Una città dove, nell’immaginario collettivo, il lavoro paga, il merito anche, dove si può lavorare e ci si può pure divertire.
In realtà ci sono immaginari collettivi discordi. Quando nel 2013 iniziai il mio primo periodo milanese, un conoscente mi disse con sguardo sbigottito: “Vuoi andare lì? Ma lì si fatica solo”. Chiuso quel periodo dopo pochi mesi, tornai a lavorare in Campania e dopo un anno ancora ripensai alle parole del mio conoscente avellinese. Non ci fu più occasione di rispondergli: “A Milano si fatica solo? Qui si fatica solo!!!” Qui – o per me, ormai, lì – al Sud dove il lavoro è considerato un privilegio tanto grande da configurare lo scenario “siccome ti pago devi lavorare sempre, non ci sono orari, né turni, né diritti”.
A chi di voi non è capitato? Succede in tutti i settori o quasi. Ecco il perché di una immigrazione variegata e trasversale. Un’immigrazione frutto di una considerazione di stampo inglese in lingua francese, una di quelle considerazioni che vengono fuori dallo sguardo rivolto ai piatti della bilancia e dal pensiero rivolto a chi ti dà lavoro facendotelo poi scontare caro e amaro tra illusioni, prediche e progetti: “Ma nun ce scassate ‘o cazz!” (Dario De Simone)

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