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Naples

Superare una certa legittima ingenuità giornalistica legati ai fatti di cronaca locale per creare un mix esplosivo capace di dar vita in nuce ad un nuovo genere letterario. Sembra questo il principio che muove ‘Cancellare la città’, il romanzo di Marco Aragno per la serie antologica ‘Wildword’ edizioni Transeuropa. Partire dal basso, anzi dalle bassezze dei giorni nostri – caccia all’immigrato, vento sovranista, fake news, politica che invade ogni campo soffocando la libertà – per provare a librarsi in aria, volare alto, verso la fanta-politica più che la fantascienza. Nella Terra di Fuochi (ah quindi esiste ancora?!) si registrano una serie di incendi, la morte di una ragazza e la conseguente rappresaglia contro i rom. In mezzo, un giornalista che ha scritto una bufala di cui cerca di autoconvincersi. La bugia (ah quindi i giornalisti hanno un’etica e un’anima?!) lo tormenta fino alla fine della storia. Questo il plot in sintesi senza spoiler. Ciò che sorprende è il soffermarsi sui dettagli, sulla descrizione degli odori, sulle scene tratteggiate come in una sapiente sceneggiatura cinematografica. ‘Cancellare la città’ appare come un instant book, denso di paure che vengono trasmesse al lettore, per cogliere le caratteristiche del tempo che stiamo vivendo. Vale a dire la post-verità? E quale sarebbe la verità? Meglio perdersi nella fantasia reale. Come se la serie ‘Black mirror’ diventasse un libro.

Il Club Partenopeo riapre le porte al suo pubblico e si trasforma puntando sull’essenza del proprio naming, composto dalle parole chiave Club: di respiro internazionale e associabile ad eventi, musica, intrattenimento e Partenopeo: tradizionale ma intrisa di storia, cultura, passione e solarità.

“L’obiettivo di questa stagione e potenziare gli aspetti positivi del clubbing partenopeo promuovendo ancora una volta eventi musicali di qualità, sana aggregazione e, soprattutto, promozione del brand “partenopeo”, ovvero Napoli e le sue innumerevoli bellezze e aspetti positivi. Il club proporrà alle associazioni e movimenti che lavorano per promuovere e tutelare la napoletanità di usufruire del club per diffondere le proprie iniziative, esponendo materiale informativo e spiegando al pubblico, prima degli eventi, il proprio operato attraverso interventi o presentazioni digitali. Napoli, spesso mortificata da chi non conosce la città e dalle terribili fake news, ha bisogno di essere sostenuta! E noi, attraverso questa iniziativa, intendiamo dare una mano costruttiva al percorso di promozione culturale delle capitale del Sud. Se è vero che le rivoluzioni si fanno ridendo, allora si possono fare anche ballando, stando assieme e condividendo il sano divertimento: punto fondamentale della nostra filosofia del clubbing” – affermano i nuovi organizzatori che lanciano una proposta innovativa che fonde musica e intrattenimento con la promozione della napoletanità”, informa una nota.

Nelle ultime stagioni il Club ha ospitato djs e guest stars internazionali e italiane, che hanno portato a Napoli la migliore musica house, techno ed elettronica del momento, senza trascurare una nutrita selezioni di musica dal vivo, e ospiti anche dello scenario latino.

Nicky Jam, The Martinez Brothers, Nina Kraviz, Solomun, Gué Pequeno, Nto, David Morales, Jamie Jones, Seth Troxler, Jerry Calà, Maurizio Filisdeo, questi nomi sono solo alcuni degli artisti di fama nostrana ed internazionale che hanno calcato il palco del Club Partenopeo.

 

 

 

 

 

 

 

L’editoria è in crisi da un decennio, ma sa anche ripartire con nuove forme. A Napoli, per esempio, le librerie con il marchio Colonnese e la relativa casa edirice non sono più gestite dagli eredi del fondatore Gaetano. Per Colonnese parte però una nuova scommessa, quella di dare vita a una casa editrice: Edizioni San Gennaro. Il marchio editoriale della Fondazione di comunità San Gennaro onlus, sarà presentato al pubblico il prossimo 7 ottobre nel Giardino delle Fontane del MANN alle ore 12.00.

L’idea – fa sapere una nota – scaturisce dal bisogno di proseguire e delineare con maggiore puntualità i confini di un progetto che da anni vede la Fondazione impegnata sul territorio del rione Sanità , nel tentativo di valorizzarne le peculiarità, favorire la diffusione del bello e della cultura. Le diverse attività messe in piedi nel corso degli ultimi anni, si fondano sulla valorizzazione del capitale umano. Così si è giunti alla decisione di costituire la casa editrice, perché si ritiene che il libro e la lettura siano strumenti necessari per comunicare la bellezza, per trasmettere memoria e identità e  per non disperdere quell’enorme patrimonio materiale e immateriale di cui è permeato il distretto culturale del rione Sanità. La casa editrice si sviluppa come naturale evoluzione di una realtà complessa con lo scopo di dar voce con chiarezza al bisogno di diffondere e condividere lo strumento di cultura per eccellenza, il libro.

Le Edizioni San Gennaro rappresentano uno strumento duttile al servizio del territorio e della comunità, innestandosi in un percorso più ampio che unisce i diversi aspetti dell’attuale editoria, affiancando a quella tradizionale cartacea un approccio volutamente transmediale: sviluppo di app ed e-book. Il progetto editoriale si articola in sei collane che proporranno libri di Saggistica, biografia e memorie; Fotografia; Repȇchage di autori del passato in formato tascabile; Guide storico artistiche; Narrativa; Libri per ragazzi.

Le Edizioni San Gennaro rappresentano un open space dove la presenza delle giovani risorse del territorio coadiuvate da professionisti del settore editoriale intendono proporre da Napoli un modello aziendale virtuoso, che si avvarrà di collaborazioni trasversali e di qualità. La direzione editoriale della casa editrice è affidata a Edgar Colonnese, mentre il comitato scientifico è composto da Carlo Borgomeo, Ilaria Borletti Buitoni, Mimmo Jodice, Antonio Loffredo, Paolo Verri e Marco Vitale. Del comitato di redazione, invece, fanno parte Mario Cappella, Edgar Colonnese, Mario Donatiello, Gaetano Iaia, Paolo La Motta, Chiara Nocchetti, Diego Nuzzo, Vincenzo Porzio, Viviana Salzano

Il primo testo che la casa editrice ha deciso di pubblicare,  inaugurando la collana Le pietre scartate è “Vico Esclamativo” della giovane Chiara Nocchetti, con prefazione di Carlo Borgomeo e postfazione di Antonio Loffredo. Questo libro, in libreria dal 4 ottobre, è nato da un desiderio: quello di tessere un lungo filo che incrociasse le storie di chi, ogni giorno, ha scelto di vivere questi luoghi e di trasformarli per provare a raccontare cosa si nasconde dietro un volto, uno sguardo, una stretta di mano. Un percorso lungo, doloroso, tenero e incredibilmente emozionante, che si snoda delicatamente nel territorio più fragile di tutti: quello delle vite degli altri. Venticinque vite elette a paradigma di un lavoro straordinario di accoglienza, di fiducia verso persone  per le quali vi era un futuro di disperazione definitivamente segnato.

Boom turistico, ma anche nuovi poveri. Questo il contesto sociale a Napoli. In 80mila hanno presentato dal 1 dicembre scorso la domanda per accedere al Reddito d’inclusione, 103mila quelle che ne hanno beneficiato sul territorio regionale e 75 mila nel capoluogo. “Affinché questa misura non si trasformi in un’occasione persa è fondamentale un attento lavoro che a livello territoriale deve essere fatto da Regioni, Ambiti e Comuni– afferma Melicia Comberiati, della Cisl e portavoce dell’Alleanza contro la povertà campana – l’attivazione del livello regionale dell’Alleanza è decisiva per il raggiungimento degli obiettivi che il Rei si è dato”. Dell’Alleanza fanno parte Agci, Acli, Actionaid, Anci Campania, Adiconsum, AC.Azione Cattolica Italiana- Delegazione Campana, Arci, Caritas, Cgil Campania, Cisl Campania, Comunità di Sant’Egidio, Cnca, Confcooperative, Ebbene, Fitel Campania, Forum Terzo Settore, Legacoop, Save the Children, Uil Campania). Partecipa stabilmente ai lavori dell’Alleanza il direttore dell’Inps di Napoli, Roberto Bafundi. Chiesto quindi alla Regione un Piano regionale di contrasto alla povertà, sollecitare tutti i soggetti coinvolti a un maggior coordinamento tra le politiche nazionali, regionali e locali per una reale integrazione e rafforzamento degli interventi tra le diverse aree del welfare, sociale, sanitaria e sociosanitaria, delle politiche abitative, del lavoro e formazione; promuovere una rete di punti di accesso al Rei e di accompagnamento della persona e della famiglia attraverso nuove modalità di collaborazione tra servizi sociali, enti pubblici e del privato non profit.

“È la prima volta che un numero così ampio di soggetti sociali dà vita ad un sodalizio per promuovere adeguate politiche contro la povertà nella nostra regione – prosegue Comberiati – La sua nascita costituisce un segno tanto dell’urgenza di rispondere al diffondersi di questo grave fenomeno quanto dell’accresciuta consapevolezza, in tutti i proponenti, che solo unendosi si può provare a cambiare qualcosa”. Nei giorni scorsi la Conferenza Unificata Intesa Stato-Regioni-Enti Locali ha dato il via libera al Piano di interventi per il contrasto alla povertà stanziando 297 milioni per il 2018, 347 per il 2018 e 470 per il 2020. Della somma relativa a quest’ anno, 272 milioni finanzieranno i servizi per l’ accesso al Rei, 20 milioni (la metà alle regioni, l’ altra a città tra cui Napoli e Palermo per il Sud) andranno ad interventi per persone in condizione di povertà estrema e senza dimora, infine 5 saranno spesi per azioni in favore di coloro che al compimento della maggiore età vivono fuori dalla famiglia di origine sulla base di un provvedimento dell’ autorità giudiziaria. Le somme assegnate agli ambiti territoriali sono 46 milioni circa alla Campania.

Tremila case fittate a turisti, agenzie immobiliari che si organizzano per sfruttare la piattaforma Airbnb, nuovi mestieri che emergono (tipo l’omino col mazzo di chiavi delle varie case-vacanza). In questi fattori, positivi per Napoli di nuovo meta nazionale e internazionale, c’è tutto il boom turistico. Ma anche lati oscuri su cui in molti cominciano a nutrire dubbi. Si parla nel caso di gentrificazione, di fatto l’occupazione delle zone di pregio esclusivamente a favore di chi viene in città per vacanza.

Ma che significa gentrificazione (gentrification)? Per il manuale di Sociologia è quel processo per cui i decadenti quartieri operai del centro cittadino vengono recuperati attraverso un influsso di capitale privato. Alla ristrutturazione degli immobili ed alla pacificazione dell’area segue l’insediamento di un nuovo tipo di inquilini middle class – la nuova gentry appunto. Gli originari abitanti vengono “rimossi” (sia in senso lato che letterale) e destinati a zone più periferiche.  Questo processo è stato incluso sotto il concetto-ombrello di postmodernizzazione, ovvero quel concetto che si riferisce alla ristrutturazione globale delle relazioni sociospaziali attraverso nuove modalità d’investimento. La gentrificazione presuppone una deindustrializzazione delle aree centrali che vengono occupate da membri della classe media e sviluppate come aree turistiche e di consumo culturale.
Le aree gentrificate vengono quindi provviste di infrastrutture commerciali assolutamente all’avanguardia e la loro promozione è curata nei minimi particolari. La cosiddetta “rinascita della città” è pubblicizzata come un evento in grado di portare benefici a tutti i suoi abitanti indistintamente, ma la realtà è diversa. Uno sviluppo diseguale caratterizza l’andamento della città, favorendo quelle zone che possiedono, per questioni storiche e/o geografiche, un maggiore capitale culturale (quello che Bourdieu definisce come “capitale oggettivo”).

Napoli che cosa vuole diventare? Quale sarà la sua vocazione sfruttando l’enorme flusso di persone che arrivano? Domande lecite, il dibattito è aperto. In molte città si sono ribellati, a Barcellona sono scesi in piazza.

photo: www.comune.napoli.it

Napoli e il Sud isolati dai centri di potere o protagonisti? Informazione asservita o libera? Giovani generazioni animate da speranza o già disillusa? E’ dalla risposta a queste complicate domande che dipenderà un bel pezzo di futuro prossimo dell’Italia. A qualcuno interessano ancora questi temi? Tutto qui il punto, altrimenti si perdono tempo ed energie. Questi sono nodi da sciogliere nell’interesse della collettività che misura così il suo grado di maturazione.

 

 

 

Ecco perché in un luogo simbolo di Napoli, Forcella, per parlare di giornalisti minacciati e di precariato, di periferie da illuminare e di cronisti di frontiera, i giornalisti italiani, grazie alla disponibilità dell’associazione ‘Annalisa Durante’, si riuniranno nella struttura comunale ‘Piazza Forcella’, in via Vicaria Vecchia 23, martedì 12 giugno alle ore 11. Si tratta della seconda manifestazione nazionale indetta dalla Federazione nazionale della Stampa italiana, dopo quella di Milano del 30 maggio scorso su lavoro e contratto. Un evento per dare ‘#VoceAiGiornalisti’, per ascoltare e per fare proposte. L’evento, organizzato in collaborazione con il Sindacato unitario giornalisti della Campania, ha lo scopo di rilanciare temi essenziali che riguardano la professione: dall’eliminazione del carcere per i giornalisti alle querele temerarie, dal lavoro precario alla sicurezza dei cronisti e alla necessità di rendere sempre più reali le garanzie richiamate nell’articolo 21 della Costituzione.
«Tutti temi che ci auguriamo tornino nell’agenda parlamentare – affermano gli organizzatori – temi che i precedenti governi hanno evitato di affrontare, nonostante le dichiarazioni di intenti. La politica ha dimostrato di non volere affrontare tutte quelle criticità che in Italia finiscono per limitare la libertà di stampa, come dimostrano le classifiche internazionali sullo stato di salute del giornalismo nel mondo».
Al dibattito parteciperanno i vertici della Fnsi e delle Associazioni regionali di Stampa, i presidenti degli organismi di categoria, i colleghi che vivono sotto scorta. Ci saranno anche alcune associazioni che operano nelle periferie della città.

Una finta di Maradona, è noto, scioglie il sangue nelle vene. Scioglieva, in campo, tanti anni fa con giubilo dei tifosi. Ora la finta con tanto di dribbling il Pibe de oro l’ha fatta al patron del Napoli Aurelio De Laurentiis. Diego compare infatti in maglia azzurra sui 6×3 in città come testimonial della fibra di Tim su cartelloni che recitano così: “La grande rete per Napoli”, sullo sfondo costruito al pc c’è piazza del Plebiscito. Un gioco di parole con “rete” che associata a Maradona fa subire pensare ad un grande gol. L’azzurro però non è quello della maglia del Calcio Napoli per una questione di diritti. Insomma, l’ennesimo dribbling dell’idolo argentino.

Per parlar bene di Napoli solitamente i vip hanno intascato soldi. Giusto forse, inutile probabilmente. E’ accaduto in passato a testimonial di campagne regionali come Licia Colò, Alessandro Cecchi Paone o Dario Vergassola. Ci hanno messo la faccia per rilanciare una terra la cui immagine era offuscata dai rifiuti. Se è servito, solo il popolo sovrano può dirlo. Sta di fatto che c’è anche chi lo ha fatto semplicemente facendo il suo mestiere di divulgatore culturale, Alberto Angela, i cui documentari su Napoli tanta pubblicità hanno fatto alle bellezze partenopee. L’Italia ha scoperto tesori che non conosceva: potenza della tv e di chi sa farla. Presto Angela jr sarà cittadino onorario di Napoli. Lo ha deciso il sindaco Luigi de Magistris dopo una petizione di cittadini sensibili alla causa meridionalista. (Suslov)

Stranezze del mercato, anche un po’ del calcio-mercato. Il gigante tedesco degli articoli sportivi, Adidas, ha appena scelto l’idolo azzurro Lorenzo Insigne come testimonial: diritti d’immagine ad hoc per il campione del Napoli con tanto di spot girato a Sant’Antimo col rapper Luchè. Da qualche giorno, però, due negozi monomarca di Adidas in centro hanno chiuso: al loro posto, in via Toledo angolo piazza Trieste e Trento e piazza Bovio angolo corso Umberto, apriranno bar e pizzerie. Una volta tanto che un grande brand internazionale aveva inserito Napoli tra le piazze importanti, le serrande si chiudono. Che si colpa del mercato del falso e del parallelo? Concorrenza sleale di fatto per chi deve rispettare le regole di qualità di un marchio.

Gli sguardi, le espressioni, i gesti dei politici che a volte raccontano e dicono più di un discorso programmatico. E’ questo lo spirito che anima la mostra fotografica ‘Le facce della Terza Repubblica’ inaugurata al PAN di Napoli.

”Le facce – è stato sottolineato durante la presentazione – spiegano più di un discorso programmatico, di un’analisi sociologica o di un editoriale accigliato. Il corpo del politico racconta il suo rapporto diretto col popolo, senza mediazioni. Questa è l’era post-ideologica narrata per immagini”. L’esposizione, organizzata dalla Fondazione Valenzi e Perfetti Sconosciuti, conclude la mostra ‘La Napoli di Maurizio’. Gli scatti realizzati dal fotografo Marco Sales, per l’agenzia di stampa Omninapoli, ritraggono i maggiori leader nazionali e locali nelle rispettive campagne elettorali. Leader immortalati durante un comizio, un evento istituzionale, un incontro con i cittadini. Quindici scatti in cui i politici “parlano” con un gesto, con la mimica facciale, con un cenno che ne identifica il carattere personale e la caratura politica. In primo piano nelle foto i volti di “capipopolo” riconosciuti come Silvio Berlusconi che si rivolge a una ragazzina che lo acclama fuori all’hotel Vesuvio, Matteo Renzi che si copre gli occhi durante una tappa del tour elettorale a Napoli, Luigi di Maio che bacia la teca del sangue di San Gennaro, ma anche il sindaco di Napoli Luigi de Magistris che festeggia il suo secondo mandato. La mostra è stata illustrata dal critico fotografico dell’Accademia di Belle Arti di Napoli, Luca Sorbo, che ha condotto i presenti lungo una visita guidata narrata. All’inaugurazione anche il sindaco de Magistris.

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