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Naples

Si chiama «Luxurious» il sesto capitolo del Calendario F&F, perché celebra a tinte forti l’eleganza austera, la voluttà degli orpelli e l’opulenza tout court.

Tra lusso e lussuria: esattamente in quel mezzo si colloca il concetto sottile e volatile del gusto e del bello, più che il bon ton o l’estetica ufficiale.

La moda e il cibo, la couture e il gourmet passano di fatto attraverso la sensualità e la percezione epicurea del bon vivre.

E’ proprio in omaggio a questo senso visivo del fasto che nascono le dodici immagini del 2019. Ed ecco perchè il lunario è interamente girato al Palazzo San Teodoro di Napoli, una tra le più regali dimore gentilizie partenopee dell’VIII secolo, situata davanti alla Villa Comunale sulla Riviera di Chiaia a ridosso del lungomare.

Sei, come sempre, gli eccellenti cucinieri campani testimoni del loro “mestiere” negli abiti dei grandi sarti nostrani, mentre la protagonista delle immagini in cui vengono ambientate le loro sei rispettive pietanze è Cristina Donadio, attrice di razza dal teatro al grande schermo, diretta da nomi come Corsicato, Squitieri, Pasquale Marrazzo, Liliana Cavani, Incerti, Sandro Dionisio o Edoardo De Angelis, approdata e apprezzata in tv con la serie Sky Gomorra nel 2016, interprete inequivocabile di una napoletanità coriacea e trasversale, eclettica e per molti versi inedita.

Sulle pagine di F&F si muove tra una tavola imperiale 3.0 e un letto iper-design.

Sei look di Roberta Bacarelli con scarpe Ernesto Esposito, borse Tramonatano, gioielli Alessandra Libonati e Bronx Colors cosmetics.

Mise en place ultra moderne griffate Schoenhuber Franchi coi decori verdi frutta&verdura di Massimo Iodice per Flover o con trionfi di pesci, ostriche e astici da Itticheria e Mare di Lucullo oppure di carni fresche in bella vista da Luca Pastore.

Complementi da interior contemporaneo di Riccio Caprese, Christofle, Kosta Boda, Yalos o Marioluca Giusti (per Interni d’Elite) convivono sulla tavola con le pietanze dedicate e gli svariati ingredienti d’eccellenza territoriale: pasta Gerardo di Nola, pomodori Così Com’è, oli Torretta, caseari La Perla del Mediterraneo, farine Caputo, i san marzano di Italiana Vera, le nocciole e creme Sodano o le delizie di Leopoldo.

E naturalmente vini, birre, liquori e caffè d’alto rango: Strione di Cantine Astroni, Alta Fila e Intrico della vinicola Diana, champagne Quenardel, birre artigianali Kymè e Titanium, nucillo E’Curti, elisir Alma De Lux, amaro Nastro d’Oro e il caffè per eccellenza, Kimbo.

Cartelle della tombola di un tempo per la tavola di Natale e carte napoletane sul letto ovale Pebble di Dorelan.

Gennaio apre con la cuoca Imma Ferraro, caprese di stanza a Torino: indossa un microabito in pelle nera di Marialaura Musollino Lallilab, abbinato a gioielli Libonati e una clutch di Giannotti. Franco Pepe, ambasciatore da Caiazzo della pizza italiana nel mondo, posa sornione in un look Kiton, mentre Salvatore Capparelli, pasticciere del centro storico di Napoli, siede in salotto con un abito sportivo di Isaia e sneaker De Cristofaro. Peppe Guida di Vico Equense annoda allo specchio una galla di Ugo Cilento (di cui sono anche i gemelli rigatone e san marzano), mentre Luciano Villani da Telese è vestito Rubinacci con sciarpone Pulcinella in cachemere e Fabio Pesticcio di Eboli indossa all’ingresso di Palazzo un doppiopetto e paltò in cachemere di Cesare Attolini.

Bella vero la serie tv ‘L’amica geniale?’ E i ‘Bastardi di Pizzofalcone’? Qualità di scrittura, capacità recitativa e promozione del territorio. Ecco, l’ultimo punto è dolente. Lo è per il presidente della Regione Vincenzo De Luca orgoglioso del successo di questi prodotti, ma attacca un’altra serie televisiva di successo come ‘Gomorra’. Cosa li accomuna? Il fatto che prendano tutti fondi dalla Regione tramite la Film Commission. 200mila euro a ‘L’amica geniale’, stessa cifra alla serie tratta dai romanzi di De Giovanni e al film di Garrone ‘Dogman’, altri film girati in Campania hanno percepito cifre inferiori. Per De Luca ‘Gomorra’ (non è dato sapere quanto sia il finanziamento, ma dalla foto sotto si evince) è sottocultura che non aiuta la crescita sociale soprattutto tra i più giovani. Peccato però che la produzione Cattleya-Sky Atlantic riceva i suoi finanziamenti. La domanda allora è: può la politica indirizzare in qualche modo una sceneggiatura, ovvero il racconto di una terra, di un patrimonio, di un’idea di futuro?

 

La Juventus non meritava l’ultimo scudetto. Chi lo dice? La Scienza, il diritto nello specifico. In un libro che sta facendo molto discutere. Il regolamento non è stato applicato, è la tesi di fondo. Potremmo essere d’accordo, anzi lo siamo. Ci permettiamo solo di sperare che tale approccio legalitario venga applicato a Napoli in tanti campi, così da migliorare come comunità. Il calcio può fare molto, a partire dal Napoli sta montando finalmente una coscienza collettiva ed un filone filomeridionalista che possa far valere le nostre ragioni (cp).

 

Di seguito la nota di presentazione del volume:

Ci sono numerose e documentate decisioni arbitrali illegittime alla base della vittoria della Juventus del Campionato di Calcio di Serie A 2017-2018. È la tesi, con tanto di dimostrazioni giuridiche, contenutanel volume“Campionato di Calcio e Stato di Diritto”(Editoriale Scientifica)a cura diGuido Clemente di San Luca, professore ordinario di Diritto Amministrativo all’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli. Si tratta diun lavoro collettaneo di un gruppo di autorevoli giuristi (dal magistrato Catello Marescaal penalista Giuliano Balbi) che analizza i più significativi profili di illegittimità nello svolgimento dell’ultimo campionato di calcio. “Il fenomeno calcio ha assunto una enorme rilevanzasociale ed economica – spiega Guido Clemente di San Luca- ed il suo svolgersi presenta problemi chehanno evidenti riflessi giuridici: questi vanno analizzati con serietà, anche perché rappresentano un prezioso indicatore di quel che sta accadendo in generale nella società e nelle istituzioni”. Il libro sarà presentato venerdì 23 Novembre alle ore 15.30, in anteprima nazionale, all’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli, con gli interventi di Raffaele Cantone,presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione,Filippo Patroni Griffi, presidente del Consiglio di Stato,Amerigo Restucci, già Rettore dell’Università IUAV di Venezia e dello scrittoreMaurizio De Giovanni, autore di numerosi libri anche di ispirazione calcistica (da “Storie azzurre” a “Il resto della settimana”). Ad aprire la riflessione su“Calcio e diritto: il rispetto delle regole nell’era del VAR” saranno cinque Rettori delle Università Campane:Lucio d’Alessandro,Rettore dell’Università di Napoli Suor Orsola Benincasa, Alberto Carotenuto,Rettore dell’Università degli Studidi Napoli Parthenope,Filippo De Rossi,Rettore dell’Università degli Studi del Sannio,Gaetano Manfredi,Rettore dell’Università degli Studi di Napoli Federico II,Giuseppe Paolisso,Rettore dell’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli.Per discutere di“Libertà d’informazione e diritto ad essere informati nel racconto del calcio”, che èuno dei temi specifici affrontati nel libro, ci sarà l’intervento del giornalistaPaolo Chiariello, direttore di Juorno.it, che ha seguito per Sky TG 24 e Sky Sport il processo ordinario di Calciopoli. Saranno presenti, insieme con il curatore del volume,Guido Clemente di San Luca, gli altri autori dei saggi contenuti nel libro:Giuliano Balbi,Roberto Barbieri,Claudio Botti,Vittorio Dini,Catello Maresca,Silver Mele,Francesco Pinto,Angelo Scala,Guido Trombetti,Carlo Venditti.

Da Cagliari – Juventus al ‘celebre’ Inter – Juventus con Orsato: l’analisi scientifica di quattro partite simbolo degli errori arbitrali dell’ultimo Campionato

“Nel volume, tra le altre cose, viene effettuata “la ricognizione delle norme regolamentari che sovrintendono al gioco (Regolamento del gioco del calcioeProtocolloVAR), soffermandosi analiticamente sulla loro morfologia giuridica per verificare criticamente la loro concreta applicazione da parte degli arbitri, in esercizio talvolta di attività più o meno vincolata, talaltra di attività caratterizzata da discrezionalità tecnica. L’esame, facilitato da tavole esplicative comprensibili anche da chi di diritto non s’intende, dimostra la illegittimità delle decisioni scrutinate, e si conclude avanzando il dubbio sulla liceità dei comportamenti assunti da alcuni arbitri, dubbio che risulta non infondato in base alla dimostrazione della palese ed inspiegabile illegittimità delle loro scelte. Vengono specificamente analizzate quattro partite esemplari dello scorso campionato: Cagliari-Juventus(6 gennaio 2018),Fiorentina-Juventus(9 febbraio 2018), Lazio-Juventus (4 marzo 2018) eInter-Juventus (28 aprile 2018), conla dimostrazione giuridicamente scientifica che un corretto utilizzo del VAR avrebbe potuto sovvertire l’esito di quelle partite e quindi dell’intero campionato”.

Presentazione del volume: le ragioni scientifiche e accademiche alla base del lavoro: l’insegnamento sulle regole uguali per tutti – Estratti dall’introduzione al volume di Guido Clemente di San Luca

“Mosso dalla passione azzurra, avvertendo la frustrazione derivante dalla delusione per l’andamento dell’ultimo campionato di calcio e dalla forte sensazione che ciò non fosse avvenuto correttamente, un gruppo di studiosi ha provato ad interrogarsi, in maniera rigorosamente tecnico-scientifica, su alcune questioni di fondo che investono il contesto regolativo del gioco più bello del mondo.L’esame obiettivo e scrupoloso della morfologia delle norme del Regolamento del gioco del calcioe del Protocollo VAR,e l’analisi critica della loro applicazione, rientrano perfettamente fra i compiti istituzionali di chi studia ed insegna il diritto nelle Università, pubbliche o private che siano, alla stessa stregua di quel che concerne un qualunque altro oggetto di disciplina giuridica: dalla P.A. al mercato, dall’ambiente alla sanità, dall’industria al lavoro,dalla scuola ai beni culturali, al turismo, e così via. Il calcio ha acquisito ormai una significativa crucialità, fino al punto che il suo racconto ben può ritenersi servizio pubblico in senso oggettivo, anche perché il fenomeno investe molteplici e svariati profili di criticità dell’ordinamento generale: i principi di legalità e di separazione dei poteri, il rispetto della legge e delle sentenze, la libertà d’informazione, il diritto ad essere correttamente informati. Del resto – e veniamo alla seconda ragione della genesi del volume -oggi è sempre più difficile insegnare agli studenti di Giurisprudenza, perché avvertono nel profondo che l’applicazione delle regole è diseguale in favore dei più forti. Persino nel campionato di calcio. E rivendicano, fra gli altri, pure il diritto a un calcio ‘regolare’. I professori fanno molta fatica a convincere gli studenti che debbono conservare la fiducia nelle istituzioni, perché si sentono sempre più privati della speranza. Sono convinti che non ci sia niente da fare. Sono rassegnati ad accettare un mondo in cui il diritto si pratica effettivamente solo se fa comodo ai potenti. Vedono che pure nel calcio le regole non sono applicate in modo eguale, favorendosi i più forti senza rimedi praticabili, e finiscono per concludere che lo studio del diritto e delle istituzioni sia utile soprattutto in funzione del guadagno realizzabile, in modo, cioè, da poterlo mettere al servizio di chi paga meglio, per essere aiutato ad eludere o a violare la legge”.

Gli insegnamenti di Calciopoli e la differenza tra illegittimità edilliceità delle decisioni arbitrali

Clemente di San Luca conclude il suo saggio spiegando che va contrastato il luogo comune secondo cui“per fare affermazioni come quelle esposte nel volume ci vogliono le prove. Non è affatto vero. Una cosa è rilevare i fatti illegittimi – come qui si è fatto – altra cosa è rinvenirne le cause.Un osservatore ‘neutrale’, studioso o giornalista, che rileva un fenomeno illegittimo ha il dovere deontologico di segnalarlo, potendo solo supporne le cause”. Spetterebbe, poi, agli organi giurisdizionali preposti avviare le indagini sulle eventuali cause illecite di questi comprovati fatti illegittimi e “stabilire se ed eventualmente come ci sia stato dolo nel favorire la Juventus, non spetta allo studioso, ma al giudice (penale o sportivo che sia)”.Molto interessante su questo tema, la riflessione nel contributo del magistrato Catello Maresca, sugli insegnamenti, o come meglio spiega sui ‘non insegnamenti’, della vicenda Calciopoli. In conclusione secondo quanto emerge dal volume appare intellettualmente disonesto minimizzare la disapplicazione del diritto nel calcio, giustificando la vittoria della Juventus nell’ultimo campionato con la superiorità in campo. Perchése è un campionato è stato oggettivamente falsato dall’applicazione illegittima delle sue regole, anche il verdetto del campo risulta alterato.

Napoli, la penisola iberica e l’America Latina. Un legame sempre più forte che va avanti non solo grazie al calcio ma anche a nobili iniziative come il premio “Quaderni Ibero Americani”, la rassegna letteraria giunta alla VI edizione, curata da Patricia Martelli e promossa dall’omonima, più antica e prestigiosa rivista italiana di ispanistica “Quaderni Ibero Americani” e da Ambito cultural de El Corte Inglés, con il sostegno dell’Hotel Excelsior e Argenio Napoli – Fornitore Real Casa Borbonica e il patrocinio del Comune di Napoli.

Il premio, che per la terza volta ha fatto tappa a Napoli, quest’anno ha incoronato vincitore lo scrittore e giornalista Bruno Arpaia.

Scrivere i propri romanzi è un’esperienza unica, che ti precipita nelle più nere depressioni e ti esalta quando imbrocchi una pagina decente. E’ un lavoro totale, senza interstizi, una delle poche cose in grado di farti perdere la nozione del tempo. La crisi del mercato editoriale e dei giornali colpisce duro. Si fa sempre più fatica. Non è soltanto un mio problema individuale ma coinvolge molti colleghi scrittori, autori di best-seller e che spesso non sono più in grado di lavorare ai loro libri, con una grave perdita di bibliodiversità. Un danno per tutti, scrittori e lettori”, ha sottolineato Arpaia.

Premi speciali allo scrittore uruguaiano Milton Fornaro, agli artisti Ughetta Parisio e Davide Carnevale, alla diplomatica Amarilis Gutiérrez Graffe e allo scrittore e supertifoso del Napoli Maurizio De Giovanni: il suo “I bastardi di Pizzofalcone” ha ispirato la serie tv che sta spopolando in Rai.

Napoli è la più sudamericana delle città italiane e per noi napoletani ricevere un premio conferito dalla Rivista Quaderni Ibero Americani è veramente un grande onore. Sono felicissimo di essere qui, non sarei mancato per niente al mondo soprattutto perché il premio di questa VI edizione è stato conferito a Bruno Arpaia, un traduttore di straordinaria sensibilità e grande intelligenza”, ha aggiunto De Giovanni.

La giuria presieduta da Alfredo Conde ha conferito anche il Premio Jolanda Beccaris a Virginia Attanasio Cinque e il Premio Paolo Tomasi a Enrico Panini, neo vicesindaco di Napoli.

Un’edizione straordinaria che ha riscosso tanto successo – ha commentato soddisfatta Patricia Martelli – Abbiamo in cantiere alcune novità per il VII premio che illustreremo al momento opportuno per rinsaldare i rapporti tra Napoli, la penisola iberica e il Sudamerica”.

Superare una certa legittima ingenuità giornalistica legati ai fatti di cronaca locale per creare un mix esplosivo capace di dar vita in nuce ad un nuovo genere letterario. Sembra questo il principio che muove ‘Cancellare la città’, il romanzo di Marco Aragno per la serie antologica ‘Wildword’ edizioni Transeuropa. Partire dal basso, anzi dalle bassezze dei giorni nostri – caccia all’immigrato, vento sovranista, fake news, politica che invade ogni campo soffocando la libertà – per provare a librarsi in aria, volare alto, verso la fanta-politica più che la fantascienza. Nella Terra di Fuochi (ah quindi esiste ancora?!) si registrano una serie di incendi, la morte di una ragazza e la conseguente rappresaglia contro i rom. In mezzo, un giornalista che ha scritto una bufala di cui cerca di autoconvincersi. La bugia (ah quindi i giornalisti hanno un’etica e un’anima?!) lo tormenta fino alla fine della storia. Questo il plot in sintesi senza spoiler. Ciò che sorprende è il soffermarsi sui dettagli, sulla descrizione degli odori, sulle scene tratteggiate come in una sapiente sceneggiatura cinematografica. ‘Cancellare la città’ appare come un instant book, denso di paure che vengono trasmesse al lettore, per cogliere le caratteristiche del tempo che stiamo vivendo. Vale a dire la post-verità? E quale sarebbe la verità? Meglio perdersi nella fantasia reale. Come se la serie ‘Black mirror’ diventasse un libro.

Il Club Partenopeo riapre le porte al suo pubblico e si trasforma puntando sull’essenza del proprio naming, composto dalle parole chiave Club: di respiro internazionale e associabile ad eventi, musica, intrattenimento e Partenopeo: tradizionale ma intrisa di storia, cultura, passione e solarità.

“L’obiettivo di questa stagione e potenziare gli aspetti positivi del clubbing partenopeo promuovendo ancora una volta eventi musicali di qualità, sana aggregazione e, soprattutto, promozione del brand “partenopeo”, ovvero Napoli e le sue innumerevoli bellezze e aspetti positivi. Il club proporrà alle associazioni e movimenti che lavorano per promuovere e tutelare la napoletanità di usufruire del club per diffondere le proprie iniziative, esponendo materiale informativo e spiegando al pubblico, prima degli eventi, il proprio operato attraverso interventi o presentazioni digitali. Napoli, spesso mortificata da chi non conosce la città e dalle terribili fake news, ha bisogno di essere sostenuta! E noi, attraverso questa iniziativa, intendiamo dare una mano costruttiva al percorso di promozione culturale delle capitale del Sud. Se è vero che le rivoluzioni si fanno ridendo, allora si possono fare anche ballando, stando assieme e condividendo il sano divertimento: punto fondamentale della nostra filosofia del clubbing” – affermano i nuovi organizzatori che lanciano una proposta innovativa che fonde musica e intrattenimento con la promozione della napoletanità”, informa una nota.

Nelle ultime stagioni il Club ha ospitato djs e guest stars internazionali e italiane, che hanno portato a Napoli la migliore musica house, techno ed elettronica del momento, senza trascurare una nutrita selezioni di musica dal vivo, e ospiti anche dello scenario latino.

Nicky Jam, The Martinez Brothers, Nina Kraviz, Solomun, Gué Pequeno, Nto, David Morales, Jamie Jones, Seth Troxler, Jerry Calà, Maurizio Filisdeo, questi nomi sono solo alcuni degli artisti di fama nostrana ed internazionale che hanno calcato il palco del Club Partenopeo.

 

 

 

 

 

 

 

L’editoria è in crisi da un decennio, ma sa anche ripartire con nuove forme. A Napoli, per esempio, le librerie con il marchio Colonnese e la relativa casa edirice non sono più gestite dagli eredi del fondatore Gaetano. Per Colonnese parte però una nuova scommessa, quella di dare vita a una casa editrice: Edizioni San Gennaro. Il marchio editoriale della Fondazione di comunità San Gennaro onlus, sarà presentato al pubblico il prossimo 7 ottobre nel Giardino delle Fontane del MANN alle ore 12.00.

L’idea – fa sapere una nota – scaturisce dal bisogno di proseguire e delineare con maggiore puntualità i confini di un progetto che da anni vede la Fondazione impegnata sul territorio del rione Sanità , nel tentativo di valorizzarne le peculiarità, favorire la diffusione del bello e della cultura. Le diverse attività messe in piedi nel corso degli ultimi anni, si fondano sulla valorizzazione del capitale umano. Così si è giunti alla decisione di costituire la casa editrice, perché si ritiene che il libro e la lettura siano strumenti necessari per comunicare la bellezza, per trasmettere memoria e identità e  per non disperdere quell’enorme patrimonio materiale e immateriale di cui è permeato il distretto culturale del rione Sanità. La casa editrice si sviluppa come naturale evoluzione di una realtà complessa con lo scopo di dar voce con chiarezza al bisogno di diffondere e condividere lo strumento di cultura per eccellenza, il libro.

Le Edizioni San Gennaro rappresentano uno strumento duttile al servizio del territorio e della comunità, innestandosi in un percorso più ampio che unisce i diversi aspetti dell’attuale editoria, affiancando a quella tradizionale cartacea un approccio volutamente transmediale: sviluppo di app ed e-book. Il progetto editoriale si articola in sei collane che proporranno libri di Saggistica, biografia e memorie; Fotografia; Repȇchage di autori del passato in formato tascabile; Guide storico artistiche; Narrativa; Libri per ragazzi.

Le Edizioni San Gennaro rappresentano un open space dove la presenza delle giovani risorse del territorio coadiuvate da professionisti del settore editoriale intendono proporre da Napoli un modello aziendale virtuoso, che si avvarrà di collaborazioni trasversali e di qualità. La direzione editoriale della casa editrice è affidata a Edgar Colonnese, mentre il comitato scientifico è composto da Carlo Borgomeo, Ilaria Borletti Buitoni, Mimmo Jodice, Antonio Loffredo, Paolo Verri e Marco Vitale. Del comitato di redazione, invece, fanno parte Mario Cappella, Edgar Colonnese, Mario Donatiello, Gaetano Iaia, Paolo La Motta, Chiara Nocchetti, Diego Nuzzo, Vincenzo Porzio, Viviana Salzano

Il primo testo che la casa editrice ha deciso di pubblicare,  inaugurando la collana Le pietre scartate è “Vico Esclamativo” della giovane Chiara Nocchetti, con prefazione di Carlo Borgomeo e postfazione di Antonio Loffredo. Questo libro, in libreria dal 4 ottobre, è nato da un desiderio: quello di tessere un lungo filo che incrociasse le storie di chi, ogni giorno, ha scelto di vivere questi luoghi e di trasformarli per provare a raccontare cosa si nasconde dietro un volto, uno sguardo, una stretta di mano. Un percorso lungo, doloroso, tenero e incredibilmente emozionante, che si snoda delicatamente nel territorio più fragile di tutti: quello delle vite degli altri. Venticinque vite elette a paradigma di un lavoro straordinario di accoglienza, di fiducia verso persone  per le quali vi era un futuro di disperazione definitivamente segnato.

Boom turistico, ma anche nuovi poveri. Questo il contesto sociale a Napoli. In 80mila hanno presentato dal 1 dicembre scorso la domanda per accedere al Reddito d’inclusione, 103mila quelle che ne hanno beneficiato sul territorio regionale e 75 mila nel capoluogo. “Affinché questa misura non si trasformi in un’occasione persa è fondamentale un attento lavoro che a livello territoriale deve essere fatto da Regioni, Ambiti e Comuni– afferma Melicia Comberiati, della Cisl e portavoce dell’Alleanza contro la povertà campana – l’attivazione del livello regionale dell’Alleanza è decisiva per il raggiungimento degli obiettivi che il Rei si è dato”. Dell’Alleanza fanno parte Agci, Acli, Actionaid, Anci Campania, Adiconsum, AC.Azione Cattolica Italiana- Delegazione Campana, Arci, Caritas, Cgil Campania, Cisl Campania, Comunità di Sant’Egidio, Cnca, Confcooperative, Ebbene, Fitel Campania, Forum Terzo Settore, Legacoop, Save the Children, Uil Campania). Partecipa stabilmente ai lavori dell’Alleanza il direttore dell’Inps di Napoli, Roberto Bafundi. Chiesto quindi alla Regione un Piano regionale di contrasto alla povertà, sollecitare tutti i soggetti coinvolti a un maggior coordinamento tra le politiche nazionali, regionali e locali per una reale integrazione e rafforzamento degli interventi tra le diverse aree del welfare, sociale, sanitaria e sociosanitaria, delle politiche abitative, del lavoro e formazione; promuovere una rete di punti di accesso al Rei e di accompagnamento della persona e della famiglia attraverso nuove modalità di collaborazione tra servizi sociali, enti pubblici e del privato non profit.

“È la prima volta che un numero così ampio di soggetti sociali dà vita ad un sodalizio per promuovere adeguate politiche contro la povertà nella nostra regione – prosegue Comberiati – La sua nascita costituisce un segno tanto dell’urgenza di rispondere al diffondersi di questo grave fenomeno quanto dell’accresciuta consapevolezza, in tutti i proponenti, che solo unendosi si può provare a cambiare qualcosa”. Nei giorni scorsi la Conferenza Unificata Intesa Stato-Regioni-Enti Locali ha dato il via libera al Piano di interventi per il contrasto alla povertà stanziando 297 milioni per il 2018, 347 per il 2018 e 470 per il 2020. Della somma relativa a quest’ anno, 272 milioni finanzieranno i servizi per l’ accesso al Rei, 20 milioni (la metà alle regioni, l’ altra a città tra cui Napoli e Palermo per il Sud) andranno ad interventi per persone in condizione di povertà estrema e senza dimora, infine 5 saranno spesi per azioni in favore di coloro che al compimento della maggiore età vivono fuori dalla famiglia di origine sulla base di un provvedimento dell’ autorità giudiziaria. Le somme assegnate agli ambiti territoriali sono 46 milioni circa alla Campania.

Tremila case fittate a turisti, agenzie immobiliari che si organizzano per sfruttare la piattaforma Airbnb, nuovi mestieri che emergono (tipo l’omino col mazzo di chiavi delle varie case-vacanza). In questi fattori, positivi per Napoli di nuovo meta nazionale e internazionale, c’è tutto il boom turistico. Ma anche lati oscuri su cui in molti cominciano a nutrire dubbi. Si parla nel caso di gentrificazione, di fatto l’occupazione delle zone di pregio esclusivamente a favore di chi viene in città per vacanza.

Ma che significa gentrificazione (gentrification)? Per il manuale di Sociologia è quel processo per cui i decadenti quartieri operai del centro cittadino vengono recuperati attraverso un influsso di capitale privato. Alla ristrutturazione degli immobili ed alla pacificazione dell’area segue l’insediamento di un nuovo tipo di inquilini middle class – la nuova gentry appunto. Gli originari abitanti vengono “rimossi” (sia in senso lato che letterale) e destinati a zone più periferiche.  Questo processo è stato incluso sotto il concetto-ombrello di postmodernizzazione, ovvero quel concetto che si riferisce alla ristrutturazione globale delle relazioni sociospaziali attraverso nuove modalità d’investimento. La gentrificazione presuppone una deindustrializzazione delle aree centrali che vengono occupate da membri della classe media e sviluppate come aree turistiche e di consumo culturale.
Le aree gentrificate vengono quindi provviste di infrastrutture commerciali assolutamente all’avanguardia e la loro promozione è curata nei minimi particolari. La cosiddetta “rinascita della città” è pubblicizzata come un evento in grado di portare benefici a tutti i suoi abitanti indistintamente, ma la realtà è diversa. Uno sviluppo diseguale caratterizza l’andamento della città, favorendo quelle zone che possiedono, per questioni storiche e/o geografiche, un maggiore capitale culturale (quello che Bourdieu definisce come “capitale oggettivo”).

Napoli che cosa vuole diventare? Quale sarà la sua vocazione sfruttando l’enorme flusso di persone che arrivano? Domande lecite, il dibattito è aperto. In molte città si sono ribellati, a Barcellona sono scesi in piazza.

photo: www.comune.napoli.it

Napoli e il Sud isolati dai centri di potere o protagonisti? Informazione asservita o libera? Giovani generazioni animate da speranza o già disillusa? E’ dalla risposta a queste complicate domande che dipenderà un bel pezzo di futuro prossimo dell’Italia. A qualcuno interessano ancora questi temi? Tutto qui il punto, altrimenti si perdono tempo ed energie. Questi sono nodi da sciogliere nell’interesse della collettività che misura così il suo grado di maturazione.

 

 

 

Ecco perché in un luogo simbolo di Napoli, Forcella, per parlare di giornalisti minacciati e di precariato, di periferie da illuminare e di cronisti di frontiera, i giornalisti italiani, grazie alla disponibilità dell’associazione ‘Annalisa Durante’, si riuniranno nella struttura comunale ‘Piazza Forcella’, in via Vicaria Vecchia 23, martedì 12 giugno alle ore 11. Si tratta della seconda manifestazione nazionale indetta dalla Federazione nazionale della Stampa italiana, dopo quella di Milano del 30 maggio scorso su lavoro e contratto. Un evento per dare ‘#VoceAiGiornalisti’, per ascoltare e per fare proposte. L’evento, organizzato in collaborazione con il Sindacato unitario giornalisti della Campania, ha lo scopo di rilanciare temi essenziali che riguardano la professione: dall’eliminazione del carcere per i giornalisti alle querele temerarie, dal lavoro precario alla sicurezza dei cronisti e alla necessità di rendere sempre più reali le garanzie richiamate nell’articolo 21 della Costituzione.
«Tutti temi che ci auguriamo tornino nell’agenda parlamentare – affermano gli organizzatori – temi che i precedenti governi hanno evitato di affrontare, nonostante le dichiarazioni di intenti. La politica ha dimostrato di non volere affrontare tutte quelle criticità che in Italia finiscono per limitare la libertà di stampa, come dimostrano le classifiche internazionali sullo stato di salute del giornalismo nel mondo».
Al dibattito parteciperanno i vertici della Fnsi e delle Associazioni regionali di Stampa, i presidenti degli organismi di categoria, i colleghi che vivono sotto scorta. Ci saranno anche alcune associazioni che operano nelle periferie della città.

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