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Nelle giuste dosi, caffè e cioccolato amaro sono un connubio perfetto. Ed ecco che a Napoli è arrivato il caffè fondente. Gustoso, dolce quanto basta, realizzato con una base di crema di caffè, zucchero a velo e cioccolato fondente al 70%. Si prepara l’espresso, si versa nella tazzina già pronta con la crema al cacao amaro ed ecco servita una bevanda davvero unica: il “Black coffee”. Un concentrato di pura energia, ideato da Ciro Lomasto nel suo Gran Caffè Le Rondinelle. “Il caffè e il cacao – spiega – si ottengono entrambi dai semi di piante tropicali, che vengono sottoposti a processi di lavorazione simili. A differenziare le sfumature di sapore sia del caffè, sia del cacao sono le miscele e i tipi di tostatura. Io e miei collaboratori li abbiamo uniti, dosando nella giusta misura anche il quantitativo di caffeina, elemento che hanno in comune caffè e cioccolato fondente, benché in quantità minore nel cacao. Abbiamo così ottenuto il caffè fondente, che sta riscuotendo molto successo, soprattutto tra le donne”. Da anni l’imprenditore studia i caffè di tutto il mondo, ma la sua predilezione resta sempre per quello italiano e napoletano in particolare. Nel suo bar c’è la stanza del caffè, dove i chicchi vengono conservati a una temperatura costante, per poi ottenere la migliore tostatura. Persino quando va all’estero Lomasto porta con sé il suo caffè, la macchinetta napoletana e un fornellino per gustarne una tazzina fumante ovunque si trovi. Ovviamente non bisogna abusarne, un caffè fondente al giorno è consigliato. “Del resto gli effetti della caffeina sul nostro organismo sono vari – ribadisce Lomasto – ad esempio aumenta le prestazioni mentali, allontanando la fatica e la sonnolenza, accelera i battiti cardiaci e la respirazione, ma nello stesso tempo rilassa la muscolatura dello stomaco e dell’intestino e ha una leggera azione diuretica”. A tal punto appassionato e meticoloso Lomasto, da dirigere, dopo una lunga ricerca, i lavori per la costruzione della macchina del caffè del bar di Via Giacinto Gigante, realizzata con un solo obiettivo: servire l’espresso perfetto. E in vista del Natale la sorpresa sotto l’albero è già pronta: caffè fondente per tutti.

Il grande contenitore cittadino che allieta grandi e piccini, sempre in continua evoluzione, propone una delle eccellenze food del Parco, che porta la firma del Gruppo Vorzillo.
Ingredienti semplici e genuini, quelli della tradizione partenopea, che in questo suo primo mese di vita incontrano l’estro del pizzaiolo Vincenzo Capuano.
Un connubio perfetto quello tra  la Mocciosa classica, pomodoro e mozzarella,  e i diversi gusti ideati da Capuano che ne targano le variazioni.
Quattro top gourmet a solleticare il palato degli amanti della pizzetta: la “Tettuccio illuminato”,  pesto, pistacchio di Bronte, fiordilatte, mortadella, granella di pistacchio, pecorino romano e olio; “Coccola  di mammina” pomodoro, provola affumicata, fiocchi di ricotta, polpettine della nonna, basilico fritto e olio; “Detto fatto“ chips di patate viola, fiordilatte, crema di grana e olio; “Ritorno a casetta”, parmigiana, di melanzane, polpettina al sugo, provola affumicata e olio. A queste 4 se ne aggiungerà un’altra che sarà un “ temporary”, rispetto il periodo stagionale cambierà  secondo gli ingredienti del momento e per questi mesi di ottobre,  anticipando anche Halloween, la “Neapolitan little dream”, vellutata di zucca, funghi chiodini, salsiccia, provola affumicata, crema di grana e olio.

Un “viaggio”  tra i sapori delle Dolomiti. Una passeggiata di gusto tra il tenero filetto di cervo, risotto alle ortiche, faraona ripiena di funghi freschi di montagna ed ancora torta di polenta e conchiglioni soffiati con formaggio fresco e pomodori confit. Sono solo alcuni dei piatti proposti nel ricco menù messo a punto per lo StrEat Lunch, il pranzo d’autore in programma sabato 8 settembre nel centro di Cortina d’Ampezzo.

Per l’occasione lungo il famoso Corso Italia verrà allestita una tavolata di quaranta metri addobbata con calici di cristallo, piatti di porcellana e raffinati centrotavola piatti per far vivere un momento di gusto super esclusivo a chi parteciperà all’evento. Prima del lunch verrà servito un aperitivo a base di prosecco preparato sapientemente dal barman Antonio di Franco, dell’Hotel de la Poste, accompagnato da assaggi di torta di polenta, patata ripiena con tartufo fresco (chef Chris Oberhammer del Tilla di Dobbiaco)  e carafoi di pestorte con culatello di Zibello (chef Gianfranco Faustin – Il Posticino).

Il pranzo, che prevede un menù di cinque portate è stato ideato da alcuni degli chef dei ristoranti più prestigiosi della conca e delle valli limitrofe ovvero Graziano Prest del Tivoli, Renzo dal Farra della Locanda San Lorenzo di Puos d’Alpago, Fabio Pompanin del Camin e Carlo Festin del Lago Scin. Al tocco “dolce” ci penserà il “re” della pasticceria di Cortina, Massimo Alverà che per la speciale circostanza presenterà una delle sue ultime creazioni, “Trasparenza di fine estate”. (Evento su prenotazione. Costo:100 euro).

«Abbiamo voluto celebrare le materie prime delle nostre montagne valorizzando le mille sfumature che offre il nostro territorio – ha spiegato Graziano Prest, chef del ristorante stellato Tivoli – Questa rappresenta una occasione unica per conoscere meglio la nostra cucina, godere di un’atmosfera esclusiva, mentre per noi chef la scommessa sarà quella di far star bene chi sceglierà di assaggiare le nostre portate ».

Alla giornata parteciperanno anche gli chef: Nicola Bellodis (Ristorante Rio Gere), Luigi Dariz (Da Aurelio), Alessandro Favrin (La Corte del Lampone presso Hotel Rosapetra), Nur Islam e Matteo Picin (Villa Oretta presso Hotel Villa Oretta), Riccardo Gaspari (Sanbrite), Luca Menardi (Baita Fraina), Francesco Paonessa (Al Capriolo), Roberto Piccolin (Ariston),Fabio Groppi (Ristorante Dolomieu presso Dv Chalet), Franco Favaretto (Baccalàdivino) e Stefano Zizzola (Pasticceria Zizzola).

Tra una portata e l’altra, inoltre, sarà possibile approfittare degli sconti e delle offerte in esclusiva proposte dai 52 negozi che hanno aderito all’iniziativa “Pink Saturday”, pensata interamente per gli amanti dello shopping. Gli esercizi commerciali osserveranno l’orario prolungato e resteranno aperti fino a tarda sera.  Apertura straordinaria anche per i Musei delle Regole (il Museo d’arte moderna Mario Rimoldi, il Museo Paleontologico Rinaldo Zardini e il Museo Etnografico) che, a partire dalle 15 e 30, proporranno la “Festa dei Musei” con visite guidate e esperienze culturali per mostrare come si filava la lana o si viveva tempo fa sulle montagne. Per rimanere in tema gourmet, verrà offerto il dolce tipico della zona, le fartaies.

Gli appuntamenti rientrano tra quelli organizzati per  la seconda edizione di “The Queen of taste” 2018, il festival gastronomico nato all’ombra delle Dolomiti, all’insegna della convivialità e dello stile organizzato da Cortina for Us.  The Queen of Taste, inoltre,  apre le porte del parterre della Audi FIS Ski World Cup. Grazie alla collaborazione con Fondazione Cortina 2021, i primi 100 gourmand che acquisteranno un carnet da €60 per StrEAT Chefs avranno in omaggio un ingresso al parterre della Coppa del Mondo di Sci!

Oltre lo StrEat Lunch, infatti, in occasione dell’enrosadira, lo spettacolare fenomeno naturale che colora di rosa le vette delle Dolomiti, nel cuore della  valle prenderà il via lo StrEAT Chefs – Sapori in Corso, l’evento clou del festival, durante il quale i più famosi ristoranti ampezzani porteranno per un giorno le cucine in strada offrendo i loro piatti gourmet in versione street food, dai classici casunziei agli assaggi di carne passando per i gustosi dolci della montagna. I visitatori potranno così degustare e scoprire i loro segreti in cucina curiosando tra le caratteristiche casette di legno installate lungo il Corso Italia, all’altezza del Comune e all’interno dell’Hotel Concordia, a disposizione degli chef grazie alla collaborazione con la Cooperativa Cortina.

Il programma prevede, inoltre,  un altro momento di festa, che nasce grazie alla preziosa collaborazione con Audi, che celebra così il gusto e il bien-vivre a cielo aperto con un appuntamento che rientra nell’Audi Summer Season e prende il nome di Audi StrEat golf- Il golf di strada.

Si tratta di un torneo itinerante e gratuito, che permetterà ad amatori e professionisti di mettersi alla prova su uno speciale green in strada a sette buche corrispondenti ad alcuni luoghi- iconici di Corso Italia.

Per maggiori informazioni e dettagli sull’evento:  www.thequeenoftaste.it

Dal peschereccio alla tavola: ha aperto a Pozzuoli “Itticheria”, il primo fish point con i “pescati di gola” a miglio zero. Il progetto ideato da Fulvio Giugliano va dalla materia prima alla professione, fino alla vendita e al consumo. “Partendo dai Campi Flegrei – spiega Giugliano – abbiamo azzerato la distanza tra pesca e cucina, portando in tavola solo il pescato che arriva direttamente dalle barche dei pescatori ormeggiate a poca distanza dal ristorante. L’idea è originale e molto importante per il territorio, che potrà attirare appassionati e turisti”.  Il locale è un’osteria di mare, crudo bar, fast food marinaro e boutique del pesce. La particolarità è che si cena e si degustano piatti di mare a miglio zero.  Ecco perché l’Itticheria ha aperto proprio a Pozzuoli, regno di armatori di imbarcazioni da pesca e della marineria, che permette un’offerta di pesce a costi democratici e quindi rivolta a tutte le tasche. Suggestivo il grande banco del pescato dove scegliere cosa far cucinare allo Chef oppure sedersi e mangiare dell’ottimo crudo, fino alla vetrina del take-away all’esterno del locale, se il pescato fresco lo si vuole preparare a casa propria. In cucina lo Chef Domenico Tromiro, che vanta una grande esperienza nei migliori ristoranti italiani e anche all’estero. Stupisce con i suoi piatti alla cui base c’è grande ricerca e per gli interessanti abbinamenti. Spiccano: il frollino salato ai semi di papavero con ricciola e crema di parmigiano 24 mesi, il carpaccio di ombrina, salsa di bufala e polvere di tarallo, gli gnocchi di seppia alla sorrentina, il calamaro grigliato all’acqua di mare, hummus e gocce di capperi di Pantelleria, il semifreddo alla crema di baccalà. Nel menù speciali dolci di mare. Il locale di design è caratterizzato da linee minime. Bianco, rosso e blu spiccano nei decori originali su maioliche realizzate in esclusiva dalla vietrese Solìmene. Il restyle è stato curato del team Allocca-Natali e l’interior Mario Ioimo. Tra le golosità marinare, dodici tipi di salse realizzate nei laboratori dell’Itticheria, tra queste: nero di mare (sappia), scrigni di mare (pomodori secchi e pesce spada), al pesto di mattanza, ai carciofi tonnati, al pesto di Pantelleria (con pesce spada e capperi).

 

ITTICHERIA: PESCATO & PESCATORI COME MAI RACCONTATI PRIMA

 

Dallo slow food al take-away, dal gourmet al finger eating, nasce la prima Itticheria napoletana. Un «fish point» tra osteria di mare e crudo bar, fast food marinaro e boutique del pesce, cucineria tradizionale e degustazioni a miglio zero: rilettura decisamente contemporanea di ristò e trattoria “local” che ha come obiettivo di riposizionare il prodotto pescato in funzione e relazione diretta con la pesca, il mercato territoriale e l’odierno mestiere del pescatore.

Fulvio Giugliano è l’ideatore di questo progetto evoluto e ponderato di valorizzazione del mondo ittico: dalla materia prima alla professione, fino alla distribuzione, la vendita e il consumo, quindi alla tavola. Fondatore di “Pescato Nostrano”, dal 2015 al 2017 è coordinatore regione Campania di Federpesca, la federazione di Confindustria che si occupa di pesca; nel 2017 e 2018 è coordinatore regione Campania di Impresa Pesca, sezione di Coldiretti. Giugliano ha così avuto l’intuizione più naturale nel suo ruolo ed esperienza, di azzerare la distanza tra pesca e ristorazione, innescandone la trasformazione da mestiere a impresa, estendendo la professionalizzazione del settore nella vendita e la cucina attraverso un branding e non la semplice apertura di un risto-lounge.

Filiera sinergica cortissima e networking dinamico interattivo: pescare-commercializzare il prodotto fresco e trattarlo-cucinarlo-servirlo in un iter spazio/tempo ridottissimo e fortemente orientato verso un’identità professionale (o ancor più imprenditoriale).

Proprio per tutto questo l’Itticheria apre a Pozzuoli, il regno della marineria dei pescatori e degli armatori di imbarcazioni da pesca: una scelta mirata a valorizzare il prodotto campano e tirreno nello scenario che più di ogni altro plaude al mare e ai suoi uomini.

Declinare l’offerta di pesce in forme e costi democratici è un altro importante core del progetto: dalla tavola tradizionale al fish bar, il luogo social e conviviale con aperitivo e finger a base di crudo, il pairing con vini e birre, il grande banco del pescato da vedere-annusare-gustare, fino alla vetrina del take-away all’esterno del locale.

Il menù è affidato alla creatività di Domenico Tromiro, giovane, ma rodato chef di scuola tradizionale ed esperienza ultranazionale: sue le ricerche e le ideazioni, gli abbinamenti e le variazioni sul tema. Piccola anticipazione: i “pescati di gola” che preannunciano irresistibili tentazioni.
Il locale è stato strutturato con un concept di pescheria evoluta, sul quale raccontare il mondo ittico: linee minime, mono-colori inclusivi e riposanti, materiali caldi e complementi dedicati o site-specific, come la linea di decori originali su maioliche realizzate in esclusiva dalla vietrese Solìmene.

Il nome “Habitué” esprime bene l’ambizione di un nuovo ristorante, che promette di portare a Nola piatti ricercati, vini pregiati, avvolti da un’atmosfera retrò. Nel centro storico, in un palazzo settecentesco vicino Piazza Duomo apre un elegante locale dove il design e la cucina raffinata aspirano a farlo diventare un nuovo punto di riferimento cittadino e non solo: “Habitué” appunto. Il progetto ispirato ai salotti parigini, è stato ideato da Fabio Coppola, Giuseppe Vetrano e Vincenzo Cangemi.

Alta cucina, crudi, ostriche. C’è grande tecnica e grande ricerca nei piatti ideati dallo Chef Raffaele Dell’Aria. Trent’anni, riconosciuto fuoriclasse, originario di Quarto, in cucina sotto il suo occhio vigile: Francesco Angri, Giuseppe Gargiulo Antonio Pedana. Al centro di tutto: le materie prime, per una cucina corale di altissimo livello, che parte dall’Italia per arrivare in Francia e in Giappone.

Alcuni piatti in menù: il battuto di manzo con foie gras, gel di agrumi e mayonese di senape, gli gnocchi con salsa di peperoncini verdi, crudo di gamberi rossi, aglio nero di Voghiera, gli spaghettoni alla Nerano con sashimi di capasanta, il petto d’anatra con marmellata di kumquat, cipollotto nocerino alla griglia e asparagi croccanti, il tiramisù rivisitato con choco ball al cioccolato fondente, crumble al savoiardo, spuma al marsala, caffè espresso.

L’obiettivo è portare nel cuore di Nola una nuova ristorazione che non c’è, di respiro internazionale e con incursioni mai scontate: trecento etichette per una cantina doc con i migliori vini del mondo, altissima gastronomia, serate speciali con ostriche, crudi e champagne.

Questo ambizioso progetto trova spazio in un appartamento di un antico palazzo nobiliare del ‘700, dove si respira un’atmosfera chic da salotto parigino. Dal design degli interni al concept di cucina, la trasformazione architettonica realizzata da Studio Archo ha saputo coniugare perfettamente antico e moderno, conferendo razionalità distributiva e visiva.

Un luogo accogliente e luminoso, una brace a vista da cui si alza un profumo di arrosto indescrivibile, una
qualità elevata delle carni scelte. Tutto questo è la MacelleGria di via Formisano a Fuorigrotta, ristorante/braceria/macelleria dichiaratamente ispirata alla tradizione pugliese, dove si incontrano gusto e tradizione. A cinque anni dalla sua apertura, questo locale particolare mantiene elevati gli standard di qualità puntando su carni selezionate che nella sezione macelleria possono essere acquistate e cucinate a casa oppure possono essere gustate in loco la sera o a pranzo il giovedì e il sabato, cucinate dalle sapienti mani dei grigliatori della MacelleGria. A dare forma alle bombette pugliesi, declinate in quattro varianti, è la
carne di maiali allevati allo stato brado.

Tutte buone, dalla classica al formaggio alla “siciliana”, con una fine panatura che ne conserva la morbidezza della carne rendendola succosa, ma le vere rivelazioni di gusto sono le due campane. La prima è ai friarielli, che in questo periodo è più difficile trovare perché qui si usano solo prodotti di stagione, e l’altra, probabilmente la più buona di tutte, è al limone: il gusto della scorzetta fresca sposa la carne in un connubio veramente interessante, in cui la freschezza del limone esalta la bontà della carne. Per gli amanti del crudo ci sono due tartare da non perdere: una mediterranea con capperi, olive e acciughe, l’altra siciliana appoggiata su spicchi d’arancia pelati a vivo: una bontà assoluta in cui si
sente tutto il gusto della carne di Podolica allevata allo stato brado.

 

Una carne che viene da allevamenti storicamente localizzati tra Campania e Basilicata e mai apprezzata fino in fondo, eppure era la carne della
Corte di Borbone, che va lavorata a dovere per dare il meglio di sé. E infatti la Podolica che viene messa sulla brace della MacelleGria viene da 120 giorni di frollatura ed è la regina incontrastata della griglia.
L’unica carne straniera usata in braceria è la rubia gallega, la deliziosa carne galiziana che viene da vacche tenute libere al pascolo e coccolate fino ad età avanzata, il che conferisce alla loro carne quelle striature di grasso “adulto” che con una lunga frollatura regalano un sapore indimenticabile. Il menù della MacelleGria prevede solo secondi piatti della tradizione napoletana: genovese, polpette e soffritto, di quella pugliese con le già citate bombette, di quella siciliana di cui è fortemente consigliato l’assaggio della cosiddetta
“carne appanata”, una fettina passata in una panatura leggera, senza uovo, e poi cotta alla brace. Ci sono poi gli hamburger a punta di coltello, classici o “borbonici” cioè con stracciata di mozzarella, pesto e pomodorini, e per finire i ‘classici della brace’: fiorentine, costate e entrecote. Per finire, un buon dolce
fatto in casa non ce lo toglie nessuno! Come in tutte le cose che hanno una buona riuscita, il segreto è la passione e in questo progetto Donatella Bova, padrona di casa della Macellegria, ce ne ha messa tanta. Donatella faceva tutt’altro nella vita, lavorava come grafico e poi, cinque anni fa, ha voluto scommettere e
mettere su quest’attività che ha raggiunto ottimi risultati sia dal punti di vista delle presenze che dal punto
di vista della qualità dei prodotti offerti. (Claudia Sparavigna)

Lo scorso 29 e 30 aprile, nel suggestivo scenario Ree Location, un ex fabbrica riadattata a spazio espositivo e per grandi eventi, si é svolta la fiera Girogusto, che mette in contatto realtà esportatrici italiane e ristoratori tedeschi.

Girogusto cresce allargandosi su nuovi territori e con la fiera crescono i marchi che espongono le primizie dei loro prodotti italiani sul mercato estero. Amburgo è stata una nuova entusiasmante occasione sotto questo punto di vista, dove nomi noti della produzione nostrana hanno avuto modo di sondare nuovi terreni di commercio sul territorio tedesco.

Un’opportunità che ha permesso agli espositori di instaurare nuovi proficui rapporti commerciali, gettando le basi per future collaborazioni nel campo dell’enogastronomia. Il ruolo di Girogusto anche ad Amburgo è stato quello di congiunzione tra le due estremità commerciali, e con questa nuova tappa, mette, dopo Berlino, un’altra bandierina sulla cartina della Germania. Comincia così a profilarsi un circuito di contatti, che collega realtà distanti affasciinate della cucina italiana con tutti i suoi  prodotti tipici provenienti dalle varie regioni del Belpaese.

Ed anche questa volta grande protagonista dell’evento la buona tavola d’Italia, con la sua variegata “lista di vini e liquori” ed un “menù” ricco di specialità alimentari, da caseari ai salumi, passando per dolci e prodotti da forno, che hanno deliziato i palati dei visitatori.

Ora lo sguardo è già rivolto al futuro: in ottobre infatti si terrà il secondo appuntamento di questo 2018 con lo scambio e l’interazione proposta da Girogusto. In autunno la fiera tornerà a Berlino, dove è di casa, per la sua 7° edizione. Dal 13 al 15 ottobre Girogusto torna al Castello di Britz con una giornata in piú che verrá dedicata al pubblico di privati che da tempo chiedono di avere la possibilitá di visitare la fiera.

Il binomio pizza e cultura è stato protagonista della serata che si è svolta al PalaPizza – Il Palazzo della Pizza di Frattamaggiore (via Vittoria, n. 36) alla presenza di ospiti e giornalisti. Enrico Di Pietro, patron del locale, figlio di chef e pizzaiolo da sempre, ha voluto omaggiare gli ospiti con quattro specialissime pizze dedicate a quattro monumenti della città frattese, frutto di un lavoro attento condotto fianco a fianco con il professor Franco Montanaro, presidente dell’Istituto di Studi Atellani. Non condimenti qualsiasi, ma ingredienti selezionati in base al periodo storico di riferimento del palazzo in oggetto, in modo da essere il più fedeli possibile a quelle che erano le abitudini alimentari dell’epoca. È per questo, a esempio, che, in un caso, si è scelta la sugna al posto dell’olio o che si è utilizzato il pomodoro giallo in luogo del rosso.

Il percorso gastronomico, che ha visto sempre l’esaltazione del monumento dal punto di vista storico-artistico e la declinazione dell’aspetto gastronomico in dettaglio, è cominciato con la Pizza del Vicario a base di nzogna e pepe. Subito dopo è toccato alla pizza del Vescovo con salsa di datterini gialli e provolone del Monaco Dop. Diverso il discorso per la pizza del Cannavaro per la quale Di Pietro ha deciso di utilizzare farina di canapa, in virtù della lavorazione della stessa che avveniva proprio nell’edificio da cui prende il nome. L’elaborazione culinaria ha visto l’abbinamento dell’impasto con farina di canapa a salsiccia di maialino nero casertano e provola di Agerola. Infine è stata proposta la pizza del Borghese: una sfoglia di pizza napoletana condita con pomodorini a fresco, mozzarella di bufala a fette e basilico. Ogni pizza, dunque, ha rappresentato un periodo storico partendo dal ‘400 per arrivare all’età moderna. Ci ha pensato il professore Francesco Montanaro, presidente dell’Istituto di Studi Atellani a illustrare le peculiarità e i segreti dei monumenti protagonisti della serata. “Abbiamo voluto ripercorrere un periodo piuttosto lungo da fine Medioevo ai giorni nostri – ha spiegato Montanaro – per prima cosa per dimostrare quanto la città frattese abbia inciso nei vari periodi storici e poi per mostrare diversi stili architettonici da quelli più antichi al liberty moderno”. Entusiasta il sindaco di Frattamaggiore, Marco Antonio Del Prete: “Una bellissima serata che dà lustro al nostro paese con due elementi inscindibili: la nostra grande architettura abbinata alla storia e all’arte del pizzaiolo, che hanno portato in giro per il mondo grandissimi uomini frattesi”. Tra i presenti Sergio Miccù, presidente dell’Associazione Pizzaiuoli Napoletani nonché ideatore di Tuttopizza, rassegna in programma da lunedì prossimo alla Mostra d’Oltremare di Napoli. “Come associazione sosteniamo da sempre il valore culturale dell’arte del pizzaiuolo – ha detto Miccù – e per questo che siamo particolarmente contenti per le iniziative capaci di garantire un valore etico a chi con passione e dedizione svolge questo mestiere”.  Coinvolto anche il direttore del Consorzio del Provolone del Monaco Dop, Vincenzo Peretti: “L’utilizzo del provolone del monaco DOP nelle ricette, e in particolare stasera nella creazione di Di Pietro, testimonia quanto di buono produciamo in Campania. Utilizzare il prodotto a marchio mette anche al riparo il consumatore da eventuali frodi alimentari”. Infine raggiante il padrone di casa Enrico di Pietro: “Lo spirito della serata è stato quello di valorizzare, attraverso la pizza, la storia di Frattamaggiore. Del resto, da sempre, nel nome del mio locale è rievocato il palazzo, perché anche noi ci troviamo in un bellissimo edificio antico di Frattamaggiore. Pizza e storia – ha proseguito Di Pietro – per un territorio che mi ha accolto come un figlio e al quale devo gran parte del mio successo”.

A introdurre la serata, la giornalista Brunella Cimadomo: “E’ stato bello partecipare – ha detto – alla ricostruzione   della storia del territorio attraverso la creazione di pizze che potessero rappresentarlo grazie ad una attenta selezione degli ingredienti: dalla farina di canapa per dare risalto alla figura caratterizzante di Frattamaggiore, quella del ‘cannavaro’,  al pomodoro giallo in luogo di quello rosso, alla sugna al posto dell’olio. Un percorso che testimonia una voglia di riconquista della identità della comunità locale oltre che un impegno etico e sociale di imprenditori del settore ristorazione come Enrico Di Pietro”.

Hanno partecipato alla serata anche i rappresentanti della Birra Peroni e dei Latticini Iovine.

Le ricette sono quelle della tradizione partenopea, la cucina è quella dell’osteria Signora Bettola: a Napoli, nel cuore di Chiaia, si mangiano i piatti tipici e si va a lezione di ragù, genovese, pasta e patate, casatiello e taralli. Giovedì 17 maggio alle 20:30 la presentazione del progetto “Cook-t” rivolto ai turisti, ai napoletani, a tutti gli amanti della cucina campana. Si parte a giugno con lo show cooking di pasta e patate: dimostrazione, assaggio e ricetta con i segreti dello Chef per tutti i partecipanti e poi si prosegue con le cooking class di ragù e di genovese dove si preparano e si mangiano i piatti cucinati. Il ristorante “Signora Bettola” presenta anche il nuovo menù, con i veri piatti della tradizione partenopea, che verranno insegnati agli avventori dell’osteria. Cavalli di battaglia del nuovo ristorante di Gianluca Amoroso e Carmine Di Lorenzo: il ragù e la genovese cotti rigorosamente per dieci ore, la pasta e patate, la parmigiana di melanzane, le “pizzelle” fritte con i pomodori del piennolo e con l’arrivo dell’estate spiccano le caponate, le insalate di polpo, salmone, baccalà e la nuova trippa con il tarallo. Non manca un omaggio alla costiera con gli spaghetti alla Nerano. Le ricette sono quelle antiche, che i ristoratori e lo Chef, dopo studi approfonditi, hanno messo in pratica realizzando piatti succulenti e pregni di tradizione. I dolci: il tiramisù servito nella moka e accompagnato da una tazzina di caffè, la zuppetta e il babà. “Seguiamo la storia della cucina napoletana, che vogliamo conservare e trasmettere con i nostri piatti e anche attraverso queste divertenti lezioni – spiega Gianluca Amoroso – coinvolgendo i napoletani e i turisti, che potranno così ripeterli a casa loro. Regaleremo loro la ricetta del piatto prescelto condita degli ingredienti del nostro territorio”.

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