Category

Food

C’era una volta, è così che cominciano le belle storie, Solopizza, storico brand partenopeo. Il finale da favola è che oggi, a distanza di 40 anni Solopizza c’è ancora e, per festeggiare questo storico compleanno, ha dato un tocco di nuovo al locale mentre la tradizione della pizza resta quella di sempre. Profumata, friabile, con ingredienti selezionati di ottima qualità e una lievitazione lunga con lievito madre, la classica “ruota di carro” resta la regina della tavola.

Quello che ho amato di questa pizzeria è la cura, la dedizione nella scelta degli ingredienti, così anche una semplice margherita, condita con pomodoro passato al momento e fior di latte di Agerola diventa una delizia! Oltre ai grandi classici, Solopizza ha scelto di innovare il menù a partire proprio dalla pizza celebrativa per i 40 anni di attività: la Solopizza 40, un equilibrio non facile da trovare tra pomodorini gialli e rossi del Vesuvio, mozzarella di bufala e provolone del Monaco. Ce n’è per tutti i gusti e non lo dico per dire, ad esempio, se scegliete una “Social” potete avere ben 12 fette di pizza ognuna con un gusto diverso, se scegliete un tronchetto, troverete nel vostro piatto un ripieno a barchetta con ricotta e salame, rivestito a crudo di speck e provolone del Monaco. Dite che vi piacciono i funghi? E allora il consiglio è quello di prendere una “Don Alfonso”, con un’ombra di pomodoro, provola, chiodini e salsiccia piccante, dedicata ad Alfonso Focaccio, anima del locale da 40 anni.  La scelta è ampia e la qualità ovunque, tutte le pizze sono condite con olio extravergine d’oliva e tanto basilico fresco, come tradizione comanda.

“Una delle pizze intramontabili è anche  la pizza a  farfalla – spiega il direttore di sala Rocco Petrone, – una pizza ripiena, che nei quattro angoli nasconde un cuore dolce amaro di friarielli e uno piccante di salsiccia e ricotta, al centro pomodorini e mozzarella, con una fetta di prosciutto per dare il tocco naturale di sale e di sapore ad ogni morso”.

Non poteva mancare il classico dei classici tra le pizze fritte, il ripieno tradizionale, a cappello di Pulcinella, con scarole, provola, capperi e olive. Un capitolo, quello del fritto, che vale la pena di approfondire anche con i cuoppi in cui ci sono deliziosi scagliozzi, crocchè di patate fatti veramente bene, cosa rara di questi tempi in cui la maggior parte delle friggitorie e delle pizzerie usano la fecola di patate al posto delle patate fresche, frittatine e arancini mignon croccanti, asciutti e profumati.

A portare gli auguri del Sindaco e a festeggiare Solopizza anche l’Assessore alle politiche giovanili del Comune di Napoli Alessandra Clemente, che ha cenato con uno dei noti imprenditori fondatori del marchio, Ermanno Farnioli.

Durante la serata dedicata ai festeggiamenti di Solopizza, che ricordiamo essere stato il primo marchio ad avere una catena di pizzerie in Italia, alla fine degli anni ’70 c’erano 11 locali Solopizza sparsi in tutta Italia, il critico gastronomico Roberto Esse ha spiegato le peculiarità del Provolone del Monaco utilizzato dalla pizzeria e ha annunciato la consegna del diploma di fedeltà da parte del Consorzio.

“Scelgo con cura gli ingredienti uno a uno – spiega il maestro pizzaiolo Ciro Buonomo, 52 anni, che ha iniziato a 13 anni accanto al padre a impastare e infornare – e gioco tutto sul bilanciamento di sapori semplici: mozzarella di bufala, pomodoro fresco, olio e basilico. Una delle mie pizze preferite è infatti la Marinara, con la passata di pomodoro fatta in casa e l’origano fresco. Più è semplice una pizza e più ci vuole maestria per renderla unica. La nostra pizza è quella tradizionale a ‘ruota di carro’, come la chiamava mio padre, una pizza sottile e friabile, con una lievitazione di 48 ore”.

Oggi, ad affiancare il maestro Buonomo nella nuova Solopizza, c’è il cuoco Francesco Sarnelli che propone un menù “Nonsolopizza” per la trattoria che include i piatti tipici della cultura partenopea come gli gnocchi alla sorrentina,  gli ziti al ragù e i rigatoni alla siciliana.

1979-2019: Solopizza, storico brand e ambasciatore della pizza napoletana, festeggia i suoi primi 40 anni con un nuovo look sempre condito di tradizione.

Nuovo locale, nuove pizze firmate dal maestro pizzaiolo Ciro Buonomo, nuovo menù trattoria. Un pezzo di storia di Napoli fatto di ingredienti genuini, passione, tradizione e accoglienza. E la pizzeria di via Medina 55 per celebrare il traguardo dei 40 anni di successi si è fatta più bella: restyling del logo, nuovi colori blu e giallo e soprattutto nuove pizze accanto a quella “a ruota di carro” e a quelle della tradizione, dove spicca la “Solopizza 40” con mozzarella di bufala, pomodorini gialli e rossi, provolone del Monaco, basilico fresco e un servizio di trattoria e friggitoria. Alla fine degli anni ’70 c’erano undici locali Solopizza sparsi in tutta Italia: quattro a Napoli (in corso Vittorio Emanuele, via Manzoni, via Luca Giodano e via Medina), tre a Milano, uno a Ischia, uno a Cagliari, uno a Roma e uno a Sorrento. Il primo maestro pizzaiolo del marchio Solopizza è stato Mario Abate, a cui sono seguiti: Francesco Uccello (‘0 re), Massimo Esposito (Puffetto), Andrea Castiglione, Alfredo Capoccelli, Claudio Santella, Carmine Magistri (Cammello), Salvatore De Angelis (Zombino) e Gaetano Genovesi. Nomi che hanno fatto la storia della pizza napoletana e che hanno contribuito a creare l’arte del pizzaiolo diventata patrimonio Unesco. Oggi, l’erede di questi grandi pizzaioli, che lavora nella sede storica di via Medina, è Ciro Buonomo. “Scelgo con cura gli ingredienti uno a uno – spiega Buonomo, 52 anni, che ha iniziato a 13 anni accanto al padre a impastare e infornare – e gioco tutto sul bilanciamento di sapori semplici: mozzarella di bufala, pomodoro fresco, olio e basilico. Una delle mie pizze preferite è infatti la Marinara, con la passata di pomodoro fatta in casa e l’origano fresco. Più è semplice una pizza e più ci vuole maestria per renderla unica. La nostra pizza è quella tradizionale a ‘ruota di carro’, come la chiamava mio padre, una pizza sottile e friabile, con una lievitazione di 48 ore”.

Tradizione e innovazione. Sfogliando il menù ecco che fanno capolino anche pizze complesse e corpose, come la 12 gusti, che il cliente può scegliere uno a uno o “La profumata”, una margherita con rucola cotta, specialità della casa o ancora la “Merenna napoletana” ripiena di provolone del Monaco, mozzarella e speck. Tra le pizze più gettonate la “Don Alfonso” con pomodoro, provola, chiodini e salsiccia, dedicata ad Alfonso Focaccio, anima del locale da 40 anni. “Una delle pizze intramontabili è anche la pizza a farfalla – spiega il direttore di sala Rocco Petrone – una pizza ripiena, che nei quattro angoli nasconde un cuore dolce amaro di friarielli e uno piccante di salsiccia e ricotta, al centro pomodorini e mozzarella, con una fetta di prosciutto per dare sapore ad ogni morso”. Ad affiancare Buonomo nella nuova Solopizza, ai fornelli c’è il cuoco Francesco Sarnelli, 50 anni, che propone una cucina napoletana come quella fatta in casa: gnocchi alla sorrentina, paccheri con il ragù, rigatoni alla siciliana. Imperdibile il “cuoppo” di frittura all’italiana bollente, croccante e profumatissimo. La storia si rinnova nella pizzeria di Via Medina: Solopizza è un nome e un punto di riferimento per tutti i napoletani, per i turisti che arrivano al porto, per i giovani della movida, per chi lavora nella City e in particolare per quella generazione che è stata adolescente negli anni ’80-’90, che usciva per la prima volta a mangiare la pizza da sola con i compagni di classe.

Nelle giuste dosi, caffè e cioccolato amaro sono un connubio perfetto. Ed ecco che a Napoli è arrivato il caffè fondente. Gustoso, dolce quanto basta, realizzato con una base di crema di caffè, zucchero a velo e cioccolato fondente al 70%. Si prepara l’espresso, si versa nella tazzina già pronta con la crema al cacao amaro ed ecco servita una bevanda davvero unica: il “Black coffee”. Un concentrato di pura energia, ideato da Ciro Lomasto nel suo Gran Caffè Le Rondinelle. “Il caffè e il cacao – spiega – si ottengono entrambi dai semi di piante tropicali, che vengono sottoposti a processi di lavorazione simili. A differenziare le sfumature di sapore sia del caffè, sia del cacao sono le miscele e i tipi di tostatura. Io e miei collaboratori li abbiamo uniti, dosando nella giusta misura anche il quantitativo di caffeina, elemento che hanno in comune caffè e cioccolato fondente, benché in quantità minore nel cacao. Abbiamo così ottenuto il caffè fondente, che sta riscuotendo molto successo, soprattutto tra le donne”. Da anni l’imprenditore studia i caffè di tutto il mondo, ma la sua predilezione resta sempre per quello italiano e napoletano in particolare. Nel suo bar c’è la stanza del caffè, dove i chicchi vengono conservati a una temperatura costante, per poi ottenere la migliore tostatura. Persino quando va all’estero Lomasto porta con sé il suo caffè, la macchinetta napoletana e un fornellino per gustarne una tazzina fumante ovunque si trovi. Ovviamente non bisogna abusarne, un caffè fondente al giorno è consigliato. “Del resto gli effetti della caffeina sul nostro organismo sono vari – ribadisce Lomasto – ad esempio aumenta le prestazioni mentali, allontanando la fatica e la sonnolenza, accelera i battiti cardiaci e la respirazione, ma nello stesso tempo rilassa la muscolatura dello stomaco e dell’intestino e ha una leggera azione diuretica”. A tal punto appassionato e meticoloso Lomasto, da dirigere, dopo una lunga ricerca, i lavori per la costruzione della macchina del caffè del bar di Via Giacinto Gigante, realizzata con un solo obiettivo: servire l’espresso perfetto. E in vista del Natale la sorpresa sotto l’albero è già pronta: caffè fondente per tutti.

Il grande contenitore cittadino che allieta grandi e piccini, sempre in continua evoluzione, propone una delle eccellenze food del Parco, che porta la firma del Gruppo Vorzillo.
Ingredienti semplici e genuini, quelli della tradizione partenopea, che in questo suo primo mese di vita incontrano l’estro del pizzaiolo Vincenzo Capuano.
Un connubio perfetto quello tra  la Mocciosa classica, pomodoro e mozzarella,  e i diversi gusti ideati da Capuano che ne targano le variazioni.
Quattro top gourmet a solleticare il palato degli amanti della pizzetta: la “Tettuccio illuminato”,  pesto, pistacchio di Bronte, fiordilatte, mortadella, granella di pistacchio, pecorino romano e olio; “Coccola  di mammina” pomodoro, provola affumicata, fiocchi di ricotta, polpettine della nonna, basilico fritto e olio; “Detto fatto“ chips di patate viola, fiordilatte, crema di grana e olio; “Ritorno a casetta”, parmigiana, di melanzane, polpettina al sugo, provola affumicata e olio. A queste 4 se ne aggiungerà un’altra che sarà un “ temporary”, rispetto il periodo stagionale cambierà  secondo gli ingredienti del momento e per questi mesi di ottobre,  anticipando anche Halloween, la “Neapolitan little dream”, vellutata di zucca, funghi chiodini, salsiccia, provola affumicata, crema di grana e olio.

Un “viaggio”  tra i sapori delle Dolomiti. Una passeggiata di gusto tra il tenero filetto di cervo, risotto alle ortiche, faraona ripiena di funghi freschi di montagna ed ancora torta di polenta e conchiglioni soffiati con formaggio fresco e pomodori confit. Sono solo alcuni dei piatti proposti nel ricco menù messo a punto per lo StrEat Lunch, il pranzo d’autore in programma sabato 8 settembre nel centro di Cortina d’Ampezzo.

Per l’occasione lungo il famoso Corso Italia verrà allestita una tavolata di quaranta metri addobbata con calici di cristallo, piatti di porcellana e raffinati centrotavola piatti per far vivere un momento di gusto super esclusivo a chi parteciperà all’evento. Prima del lunch verrà servito un aperitivo a base di prosecco preparato sapientemente dal barman Antonio di Franco, dell’Hotel de la Poste, accompagnato da assaggi di torta di polenta, patata ripiena con tartufo fresco (chef Chris Oberhammer del Tilla di Dobbiaco)  e carafoi di pestorte con culatello di Zibello (chef Gianfranco Faustin – Il Posticino).

Il pranzo, che prevede un menù di cinque portate è stato ideato da alcuni degli chef dei ristoranti più prestigiosi della conca e delle valli limitrofe ovvero Graziano Prest del Tivoli, Renzo dal Farra della Locanda San Lorenzo di Puos d’Alpago, Fabio Pompanin del Camin e Carlo Festin del Lago Scin. Al tocco “dolce” ci penserà il “re” della pasticceria di Cortina, Massimo Alverà che per la speciale circostanza presenterà una delle sue ultime creazioni, “Trasparenza di fine estate”. (Evento su prenotazione. Costo:100 euro).

«Abbiamo voluto celebrare le materie prime delle nostre montagne valorizzando le mille sfumature che offre il nostro territorio – ha spiegato Graziano Prest, chef del ristorante stellato Tivoli – Questa rappresenta una occasione unica per conoscere meglio la nostra cucina, godere di un’atmosfera esclusiva, mentre per noi chef la scommessa sarà quella di far star bene chi sceglierà di assaggiare le nostre portate ».

Alla giornata parteciperanno anche gli chef: Nicola Bellodis (Ristorante Rio Gere), Luigi Dariz (Da Aurelio), Alessandro Favrin (La Corte del Lampone presso Hotel Rosapetra), Nur Islam e Matteo Picin (Villa Oretta presso Hotel Villa Oretta), Riccardo Gaspari (Sanbrite), Luca Menardi (Baita Fraina), Francesco Paonessa (Al Capriolo), Roberto Piccolin (Ariston),Fabio Groppi (Ristorante Dolomieu presso Dv Chalet), Franco Favaretto (Baccalàdivino) e Stefano Zizzola (Pasticceria Zizzola).

Tra una portata e l’altra, inoltre, sarà possibile approfittare degli sconti e delle offerte in esclusiva proposte dai 52 negozi che hanno aderito all’iniziativa “Pink Saturday”, pensata interamente per gli amanti dello shopping. Gli esercizi commerciali osserveranno l’orario prolungato e resteranno aperti fino a tarda sera.  Apertura straordinaria anche per i Musei delle Regole (il Museo d’arte moderna Mario Rimoldi, il Museo Paleontologico Rinaldo Zardini e il Museo Etnografico) che, a partire dalle 15 e 30, proporranno la “Festa dei Musei” con visite guidate e esperienze culturali per mostrare come si filava la lana o si viveva tempo fa sulle montagne. Per rimanere in tema gourmet, verrà offerto il dolce tipico della zona, le fartaies.

Gli appuntamenti rientrano tra quelli organizzati per  la seconda edizione di “The Queen of taste” 2018, il festival gastronomico nato all’ombra delle Dolomiti, all’insegna della convivialità e dello stile organizzato da Cortina for Us.  The Queen of Taste, inoltre,  apre le porte del parterre della Audi FIS Ski World Cup. Grazie alla collaborazione con Fondazione Cortina 2021, i primi 100 gourmand che acquisteranno un carnet da €60 per StrEAT Chefs avranno in omaggio un ingresso al parterre della Coppa del Mondo di Sci!

Oltre lo StrEat Lunch, infatti, in occasione dell’enrosadira, lo spettacolare fenomeno naturale che colora di rosa le vette delle Dolomiti, nel cuore della  valle prenderà il via lo StrEAT Chefs – Sapori in Corso, l’evento clou del festival, durante il quale i più famosi ristoranti ampezzani porteranno per un giorno le cucine in strada offrendo i loro piatti gourmet in versione street food, dai classici casunziei agli assaggi di carne passando per i gustosi dolci della montagna. I visitatori potranno così degustare e scoprire i loro segreti in cucina curiosando tra le caratteristiche casette di legno installate lungo il Corso Italia, all’altezza del Comune e all’interno dell’Hotel Concordia, a disposizione degli chef grazie alla collaborazione con la Cooperativa Cortina.

Il programma prevede, inoltre,  un altro momento di festa, che nasce grazie alla preziosa collaborazione con Audi, che celebra così il gusto e il bien-vivre a cielo aperto con un appuntamento che rientra nell’Audi Summer Season e prende il nome di Audi StrEat golf- Il golf di strada.

Si tratta di un torneo itinerante e gratuito, che permetterà ad amatori e professionisti di mettersi alla prova su uno speciale green in strada a sette buche corrispondenti ad alcuni luoghi- iconici di Corso Italia.

Per maggiori informazioni e dettagli sull’evento:  www.thequeenoftaste.it

Dal peschereccio alla tavola: ha aperto a Pozzuoli “Itticheria”, il primo fish point con i “pescati di gola” a miglio zero. Il progetto ideato da Fulvio Giugliano va dalla materia prima alla professione, fino alla vendita e al consumo. “Partendo dai Campi Flegrei – spiega Giugliano – abbiamo azzerato la distanza tra pesca e cucina, portando in tavola solo il pescato che arriva direttamente dalle barche dei pescatori ormeggiate a poca distanza dal ristorante. L’idea è originale e molto importante per il territorio, che potrà attirare appassionati e turisti”.  Il locale è un’osteria di mare, crudo bar, fast food marinaro e boutique del pesce. La particolarità è che si cena e si degustano piatti di mare a miglio zero.  Ecco perché l’Itticheria ha aperto proprio a Pozzuoli, regno di armatori di imbarcazioni da pesca e della marineria, che permette un’offerta di pesce a costi democratici e quindi rivolta a tutte le tasche. Suggestivo il grande banco del pescato dove scegliere cosa far cucinare allo Chef oppure sedersi e mangiare dell’ottimo crudo, fino alla vetrina del take-away all’esterno del locale, se il pescato fresco lo si vuole preparare a casa propria. In cucina lo Chef Domenico Tromiro, che vanta una grande esperienza nei migliori ristoranti italiani e anche all’estero. Stupisce con i suoi piatti alla cui base c’è grande ricerca e per gli interessanti abbinamenti. Spiccano: il frollino salato ai semi di papavero con ricciola e crema di parmigiano 24 mesi, il carpaccio di ombrina, salsa di bufala e polvere di tarallo, gli gnocchi di seppia alla sorrentina, il calamaro grigliato all’acqua di mare, hummus e gocce di capperi di Pantelleria, il semifreddo alla crema di baccalà. Nel menù speciali dolci di mare. Il locale di design è caratterizzato da linee minime. Bianco, rosso e blu spiccano nei decori originali su maioliche realizzate in esclusiva dalla vietrese Solìmene. Il restyle è stato curato del team Allocca-Natali e l’interior Mario Ioimo. Tra le golosità marinare, dodici tipi di salse realizzate nei laboratori dell’Itticheria, tra queste: nero di mare (sappia), scrigni di mare (pomodori secchi e pesce spada), al pesto di mattanza, ai carciofi tonnati, al pesto di Pantelleria (con pesce spada e capperi).

 

ITTICHERIA: PESCATO & PESCATORI COME MAI RACCONTATI PRIMA

 

Dallo slow food al take-away, dal gourmet al finger eating, nasce la prima Itticheria napoletana. Un «fish point» tra osteria di mare e crudo bar, fast food marinaro e boutique del pesce, cucineria tradizionale e degustazioni a miglio zero: rilettura decisamente contemporanea di ristò e trattoria “local” che ha come obiettivo di riposizionare il prodotto pescato in funzione e relazione diretta con la pesca, il mercato territoriale e l’odierno mestiere del pescatore.

Fulvio Giugliano è l’ideatore di questo progetto evoluto e ponderato di valorizzazione del mondo ittico: dalla materia prima alla professione, fino alla distribuzione, la vendita e il consumo, quindi alla tavola. Fondatore di “Pescato Nostrano”, dal 2015 al 2017 è coordinatore regione Campania di Federpesca, la federazione di Confindustria che si occupa di pesca; nel 2017 e 2018 è coordinatore regione Campania di Impresa Pesca, sezione di Coldiretti. Giugliano ha così avuto l’intuizione più naturale nel suo ruolo ed esperienza, di azzerare la distanza tra pesca e ristorazione, innescandone la trasformazione da mestiere a impresa, estendendo la professionalizzazione del settore nella vendita e la cucina attraverso un branding e non la semplice apertura di un risto-lounge.

Filiera sinergica cortissima e networking dinamico interattivo: pescare-commercializzare il prodotto fresco e trattarlo-cucinarlo-servirlo in un iter spazio/tempo ridottissimo e fortemente orientato verso un’identità professionale (o ancor più imprenditoriale).

Proprio per tutto questo l’Itticheria apre a Pozzuoli, il regno della marineria dei pescatori e degli armatori di imbarcazioni da pesca: una scelta mirata a valorizzare il prodotto campano e tirreno nello scenario che più di ogni altro plaude al mare e ai suoi uomini.

Declinare l’offerta di pesce in forme e costi democratici è un altro importante core del progetto: dalla tavola tradizionale al fish bar, il luogo social e conviviale con aperitivo e finger a base di crudo, il pairing con vini e birre, il grande banco del pescato da vedere-annusare-gustare, fino alla vetrina del take-away all’esterno del locale.

Il menù è affidato alla creatività di Domenico Tromiro, giovane, ma rodato chef di scuola tradizionale ed esperienza ultranazionale: sue le ricerche e le ideazioni, gli abbinamenti e le variazioni sul tema. Piccola anticipazione: i “pescati di gola” che preannunciano irresistibili tentazioni.
Il locale è stato strutturato con un concept di pescheria evoluta, sul quale raccontare il mondo ittico: linee minime, mono-colori inclusivi e riposanti, materiali caldi e complementi dedicati o site-specific, come la linea di decori originali su maioliche realizzate in esclusiva dalla vietrese Solìmene.

Il nome “Habitué” esprime bene l’ambizione di un nuovo ristorante, che promette di portare a Nola piatti ricercati, vini pregiati, avvolti da un’atmosfera retrò. Nel centro storico, in un palazzo settecentesco vicino Piazza Duomo apre un elegante locale dove il design e la cucina raffinata aspirano a farlo diventare un nuovo punto di riferimento cittadino e non solo: “Habitué” appunto. Il progetto ispirato ai salotti parigini, è stato ideato da Fabio Coppola, Giuseppe Vetrano e Vincenzo Cangemi.

Alta cucina, crudi, ostriche. C’è grande tecnica e grande ricerca nei piatti ideati dallo Chef Raffaele Dell’Aria. Trent’anni, riconosciuto fuoriclasse, originario di Quarto, in cucina sotto il suo occhio vigile: Francesco Angri, Giuseppe Gargiulo Antonio Pedana. Al centro di tutto: le materie prime, per una cucina corale di altissimo livello, che parte dall’Italia per arrivare in Francia e in Giappone.

Alcuni piatti in menù: il battuto di manzo con foie gras, gel di agrumi e mayonese di senape, gli gnocchi con salsa di peperoncini verdi, crudo di gamberi rossi, aglio nero di Voghiera, gli spaghettoni alla Nerano con sashimi di capasanta, il petto d’anatra con marmellata di kumquat, cipollotto nocerino alla griglia e asparagi croccanti, il tiramisù rivisitato con choco ball al cioccolato fondente, crumble al savoiardo, spuma al marsala, caffè espresso.

L’obiettivo è portare nel cuore di Nola una nuova ristorazione che non c’è, di respiro internazionale e con incursioni mai scontate: trecento etichette per una cantina doc con i migliori vini del mondo, altissima gastronomia, serate speciali con ostriche, crudi e champagne.

Questo ambizioso progetto trova spazio in un appartamento di un antico palazzo nobiliare del ‘700, dove si respira un’atmosfera chic da salotto parigino. Dal design degli interni al concept di cucina, la trasformazione architettonica realizzata da Studio Archo ha saputo coniugare perfettamente antico e moderno, conferendo razionalità distributiva e visiva.

Un luogo accogliente e luminoso, una brace a vista da cui si alza un profumo di arrosto indescrivibile, una
qualità elevata delle carni scelte. Tutto questo è la MacelleGria di via Formisano a Fuorigrotta, ristorante/braceria/macelleria dichiaratamente ispirata alla tradizione pugliese, dove si incontrano gusto e tradizione. A cinque anni dalla sua apertura, questo locale particolare mantiene elevati gli standard di qualità puntando su carni selezionate che nella sezione macelleria possono essere acquistate e cucinate a casa oppure possono essere gustate in loco la sera o a pranzo il giovedì e il sabato, cucinate dalle sapienti mani dei grigliatori della MacelleGria. A dare forma alle bombette pugliesi, declinate in quattro varianti, è la
carne di maiali allevati allo stato brado.

Tutte buone, dalla classica al formaggio alla “siciliana”, con una fine panatura che ne conserva la morbidezza della carne rendendola succosa, ma le vere rivelazioni di gusto sono le due campane. La prima è ai friarielli, che in questo periodo è più difficile trovare perché qui si usano solo prodotti di stagione, e l’altra, probabilmente la più buona di tutte, è al limone: il gusto della scorzetta fresca sposa la carne in un connubio veramente interessante, in cui la freschezza del limone esalta la bontà della carne. Per gli amanti del crudo ci sono due tartare da non perdere: una mediterranea con capperi, olive e acciughe, l’altra siciliana appoggiata su spicchi d’arancia pelati a vivo: una bontà assoluta in cui si
sente tutto il gusto della carne di Podolica allevata allo stato brado.

 

Una carne che viene da allevamenti storicamente localizzati tra Campania e Basilicata e mai apprezzata fino in fondo, eppure era la carne della
Corte di Borbone, che va lavorata a dovere per dare il meglio di sé. E infatti la Podolica che viene messa sulla brace della MacelleGria viene da 120 giorni di frollatura ed è la regina incontrastata della griglia.
L’unica carne straniera usata in braceria è la rubia gallega, la deliziosa carne galiziana che viene da vacche tenute libere al pascolo e coccolate fino ad età avanzata, il che conferisce alla loro carne quelle striature di grasso “adulto” che con una lunga frollatura regalano un sapore indimenticabile. Il menù della MacelleGria prevede solo secondi piatti della tradizione napoletana: genovese, polpette e soffritto, di quella pugliese con le già citate bombette, di quella siciliana di cui è fortemente consigliato l’assaggio della cosiddetta
“carne appanata”, una fettina passata in una panatura leggera, senza uovo, e poi cotta alla brace. Ci sono poi gli hamburger a punta di coltello, classici o “borbonici” cioè con stracciata di mozzarella, pesto e pomodorini, e per finire i ‘classici della brace’: fiorentine, costate e entrecote. Per finire, un buon dolce
fatto in casa non ce lo toglie nessuno! Come in tutte le cose che hanno una buona riuscita, il segreto è la passione e in questo progetto Donatella Bova, padrona di casa della Macellegria, ce ne ha messa tanta. Donatella faceva tutt’altro nella vita, lavorava come grafico e poi, cinque anni fa, ha voluto scommettere e
mettere su quest’attività che ha raggiunto ottimi risultati sia dal punti di vista delle presenze che dal punto
di vista della qualità dei prodotti offerti. (Claudia Sparavigna)

Lo scorso 29 e 30 aprile, nel suggestivo scenario Ree Location, un ex fabbrica riadattata a spazio espositivo e per grandi eventi, si é svolta la fiera Girogusto, che mette in contatto realtà esportatrici italiane e ristoratori tedeschi.

Girogusto cresce allargandosi su nuovi territori e con la fiera crescono i marchi che espongono le primizie dei loro prodotti italiani sul mercato estero. Amburgo è stata una nuova entusiasmante occasione sotto questo punto di vista, dove nomi noti della produzione nostrana hanno avuto modo di sondare nuovi terreni di commercio sul territorio tedesco.

Un’opportunità che ha permesso agli espositori di instaurare nuovi proficui rapporti commerciali, gettando le basi per future collaborazioni nel campo dell’enogastronomia. Il ruolo di Girogusto anche ad Amburgo è stato quello di congiunzione tra le due estremità commerciali, e con questa nuova tappa, mette, dopo Berlino, un’altra bandierina sulla cartina della Germania. Comincia così a profilarsi un circuito di contatti, che collega realtà distanti affasciinate della cucina italiana con tutti i suoi  prodotti tipici provenienti dalle varie regioni del Belpaese.

Ed anche questa volta grande protagonista dell’evento la buona tavola d’Italia, con la sua variegata “lista di vini e liquori” ed un “menù” ricco di specialità alimentari, da caseari ai salumi, passando per dolci e prodotti da forno, che hanno deliziato i palati dei visitatori.

Ora lo sguardo è già rivolto al futuro: in ottobre infatti si terrà il secondo appuntamento di questo 2018 con lo scambio e l’interazione proposta da Girogusto. In autunno la fiera tornerà a Berlino, dove è di casa, per la sua 7° edizione. Dal 13 al 15 ottobre Girogusto torna al Castello di Britz con una giornata in piú che verrá dedicata al pubblico di privati che da tempo chiedono di avere la possibilitá di visitare la fiera.

Corsi di formazione haccp Brindisi,corsi di formazione sab brindisi, corsi rls brindisi Corso SEO Napoli, corso SEO a Napoli, corso di formazione SEO, corso di formazione SEO Napoli, corso di formazione SEO a Napoli Ruota dell'Annunziata - Napoli